Salvatore Dare

Scacco matto ai ladri di corallo della costiera, sette imputati: Wwf parte civile

Salvatore Dare,  

Scacco matto ai ladri di corallo della costiera, sette imputati: Wwf parte civile

Secondo le ricostruzioni degli investigatori, illecitamente raccoglievano il corallo rosso che veniva poi rivenduto sul mercato nero con prezzi da sballo. Un affare illecito che l’anno scorso venne disarticolato dopo accurate indagini. Colpivano in particolare nelle acque al largo di penisola sorrentina e costiera amalfitana, da Punta Campanella a Li Galli, passando allo scoglio dell’Isca fino a Conca de’ Marini. Adesso, a un anno dall’inchiesta, arriva il rinvio a giudizio per sette predoni accusati di pesca illegale, distruzione ambientale e vendita fuorilegge dell’oro rosso. Si tratta di pescatori – alcuni originari della zona salernitana – che, dietro società di facciata, uscivano in mare per andare a caccia di corallo.

A quanto accertato, il giro d’affari procurava incassi da capogiro di almeno un milione di euro in due anni con 400 chili di corallo portato via abusivamente dalle coste. Il Wwf ha deciso di costituirsi parte civile nel processo che si aprirà il prossimo novembre dinanzi ai giudici del Tribunale di Salerno. «Si tratta di un primo grande risultato – ha dichiarato Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia – che testimonia la necessità di predisporre misure sempre più efficaci di controllo dei nostri mari, per difendere le sue preziose risorse dalle attività di pesca e prelievo illegali. Il WWF continuerà il suo impegno nel contrasto ad ogni crimine ambientale». Inizialmente venne anche disposto l’obbligo di dimora nel proprio Comune di residenza (i pescatori sono tutti originari della zona salernitana) con orari precisi, specie di mattina, per la reperibilità. E’ una misura in più legata alla necessità di stringere il cerchio sulla gang del corallo che defraudava e distruggeva i fondali più belli della fascia peninsulare e costiera. Stando a quanto ricostruito da Capitaneria di Porto e Procura di Salerno, in due anni sono stati pescati circa 400 chili di “Corallium rubrum”. E’ una specie a rischio d’estinzione, per un valore di un circa un milione di euro, anche se non si escludono ulteriori canali illeciti per gli introiti e le vendite al dettaglio del corallo. L’area maggiormente colpita è quella a largo della costiera amalfitana, tra Punta Campanella, Li Galli a Positano, Conca de’ Marini, lo scoglio dell’Isca a Praiano. Il modus operandi escogitato dai pescatori prevedeva l’impiego di bombole ed attrezzi subacquei in profondità, con metodi di raccolta distruttivi del substrato roccioso. Recuperato il corallo, ci si organizzava per piazzare i “pezzi” sul mercato illecito. Come facevano? Semplice: dissimulavano l’attività di pesca abusiva dietro società formalmente costituite per la ricerca scientifica e lo sviluppo sperimentale nel campo delle scienze naturali. L’inchiesta, evidentemente, non finisce qui. La Procura di Salerno non esclude ulteriori accertamenti anche sul conto degli acquirenti che hanno comprato l’oro rosso. Da valutare anche se chi comprava il corallo era o meno a conoscenza della provenienza illecita del materiale. Potrebbe spuntare l’ipotesi ricettazione. ©riproduzione riservata

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