Ciro Formisano

Droga e camorra, il patto segreto tra 5 clan

Ciro Formisano,  

Droga e camorra, il patto segreto tra 5 clan

Dal porto commerciale di Gioia Tauro, ogni anno, passano tonnellate e tonnellate di cocaina. Per gli 007 dell’Antimafia, in Europa, è semplicemente una delle più importanti porte d’accesso per i carichi di droga che arrivano dal Sud America. A novembre del 2019, qui, è stato eseguito uno dei più grandi sequestri di droga della storia: 1200 chili di coca purissima nascosta tra le banane. Un carico che sarebbe valso qualcosa come 250 milioni di euro. Un affare gigantesco dietro il quale si nasconde la regia di una famiglia ricca e potente. I Pesce-Bellocco, ‘ndrina di Rosarno in affari con tutti. Anche con la camorra di Castellammare di Stabia. Il primo fondamentale tassello di un mosaico di alleanze e patti d’affari riemerso tra le pagine dell’inchiesta “Domino”, l’indagine dell’Antimafia che ha travolto la cupola di Scanzano, portando all’arresto di 27 tra boss, pusher e gregari. I D’Alessandro – dicono le indagini – avevano creato un canale di rifornimento proprio con i potentissimi “calabresi” che attualmente rivestono il ruolo di leader nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Un dato che sarebbe testimoniato anche da diversi sequestri di marijuana eseguiti in Calabria. Droga, per le mafie, fa rima con soldi. E i quattrini sono capaci di creare accordi e alleanze di ogni genere. Secondo diversi pentiti – i cui verbali sono confluiti al centro del fascicolo d’indagine aperto dall’Antimafia- la camorra di Castellammare avrebbe fatto accordi anche con altre cosche per garantirsi la copertura delle piazze di spaccio. Un business che ai D’Alessandro serve soprattutto per garantire il walfare: cioè gli stipendi agli affiliati.  E così, dai racconti dei collaboratori di giustizia vengono fuori gli strettissimi legami con i Di Martino di Gragnano – i contadini narcos dei Lattari – ma anche con la camorra di Secondigliano. In un verbale, ad esempio, il pentito Renato Cavaliere, ex sicario e uomo di punta del clan all’epoca della reggenza di Vincenzo D’Alessandro, parla dei legami tra i boss di Scanzano e Ciruzzo ‘o milionario, al secolo Paolo Di Lauro, l’ex super latitante nonché boss di Scampia. L’uomo che, per intenderci, ha creato la roccaforte dello spaccio di Gomorra. Ma non solo. Un altro pentito, Valentino Marrazzo, ha raccontato all’Antimafia di come alcuni narcos al servizio del clan si rifornivano per l’acquisto di droga dalla camorra di Torre Annunziata. Sia dai Gallo-Cavalieri che dai Gionta. Una rete di contatti infinita che avrebbe fruttato alla camorra introiti da capogiro. Aiutando il clan a reinvestire i soldi sporchi nell’economia pulita.

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