Andrea Ripa

Emergenza virus, l’allarme del virologo: «Il Covid muta come l’epatite»

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Emergenza virus, l’allarme del virologo: «Il Covid muta come l’epatite»

«I virus possono mutare e trasformarsi ma non per questo essere meno pericolosi. Il coronavirus ha molte similitudini con l’Epatite di tipo C». A sostenerlo è l’infettivologo Carmine Coppola, direttore della U.O.C. di Medicina Interna ed Epatologia dell’ospedale di Gragnano, professore incaricato alla Scuola di Specializzazione in Medicina Interna dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” , protagonista nella lotta ad una malattia virale che ha causato tante vittime negli ultimi trent’anni: l’Epatite C.  Il Centro di Epatologia di Gragnano sotto la direzione di Coppola è diventato riferimento nazionale per la cura di questa malattia. Oggi si contano quattromila ex malati di Epatite C completamente fuori dal tunnel.

In qualità di Infettivologo che similitudini trova con il Coronavirus ?

«Sono tutti e due virus ad RNA.  Possono mutare e trasformarsi. La mutazione interessa  generalmente una piccolissima quantità di genoma ma può determinare grandi differenze. Del virus dell’epatite C sono noti almeno 10 sottotipi  che determinano differenti manifestazioni cliniche. L’epatite C è considerata la epidemia silenziosa: molti soggetti presentano l’infezione ma non sintomi clinici, come l’asintomatico Covid».

Quali sono i sintomi per riconoscere una malattia infettiva?

«Si manifesta con una sintomatologia clinica di cui la espressione più frequente è la febbre, e con sintomi a carico degli apparati interessati: respiratorio, gastrointestinale, nervoso. La gravità ed il decorso della malattia infettiva dipende da molte variabili. Una carica virale bassa comporta sicuramente una malattia meno aggressiva».

L’asintomatico è malato o sano?

«L’asintomatico è un soggetto malato che non presenta sintomi. C’è però chi è alla ricerca di audience-Covid e ne sostiene, erroneamente, l’esatto opposto».

L’asintomatico è contagioso?

«Certamente. Anche se il tasso di contagiosità è basso. Per definizione gli asintomatici non sono noti per cui dobbiamo considerare che ogni persona con cui abbiamo contatti nelle nostre attività quotidiane può  essere  positivo e, quindi,  dobbiamo osservare comportamenti responsabili».

Sono sufficienti i dispositivi in vigore per frenare i contagi?

«L’effetto della mascherina c’è, quando non c’è è come il vestito nuovo dell’Imperatore nella favola di Andersen : Il re è nudo. Si vedono spettacoli ridicoli di persone con la mascherina posizionata sul mento o sul collo. Questo comportamento non solo è scorretto ma crea una condizione di falsa sicurezza. Altra precisazione: non basta lavarsi le mani, bisogna farlo correttamente, strofinare bene, con energia per un tempo di almeno 40 secondi».

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