Prendono il 20% sulle indennità degli ammalati di amianto, gli sciacalli degli operai Fincantieri sott’inchiesta

Tiziano Valle,  

Prendono il 20% sulle indennità degli ammalati di amianto, gli sciacalli degli operai Fincantieri sott’inchiesta

Hanno fatto firmare mandati in bianco agli operai ammalati di asbestosi. Hanno promesso di chiudere in poco tempo conciliazioni con Fincantieri, per fargli incassare decine di migliaia di euro di indennità. Non hanno detto – e tantomeno giustificato – che oltre le spese legali pagate dall’azienda, avrebbero preteso anche una percentuale sui risarcimenti. Una maxi-truffa architettata sulla pelle di decine, forse centinaia, di operai stabiesi da un avvocato di Napoli, con la regia di un Patronato di Castellammare ed ex sindacalisti di Fincantieri, che piuttosto che difendere gli interessi dei lavoratori hanno lucrato su quella malattia contratta a causa di tanti anni di esposizione all’amianto nel cantiere di Piazzale Amendola. Una vicenda di cui si sta occupando la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, perché alcuni operai – circa una ventina – hanno deciso di denunciare quel raggiro subito, chiedendo di recuperare i soldi che gli sarebbero spettati e che qualcuno invece ha intascato al loro posto. Per anni è accaduto questo: il lavoratore, dopo aver scoperto di aver contratto la malattia polmonare, si rivolgeva a un Patronato del centro di Castellammare di Stabia consigliato da un ex sindacalista, chiedendo informazioni per avviare le pratiche per il risarcimento; il Patronato comunicava di avere a disposizione due avvocati, uno stabiese e uno di Napoli (che ha curato quasi tutte le procedure denunciate); all’incontro con l’avvocato scelto, i responsabili del Patronato chiedevano agli ammalati di firmare un mandato in bianco, spiegando che avrebbero seguito la pratica e garantito risarcimenti veloci. Proprio questa falsa disponibilità ha ingannato molti operai. Dopo pochi mesi, infatti, l’avvocato comunicava che la conciliazione con Fincantieri era andata in porto e i lavoratori potevano andare a firmare l’accordo e a ritirare l’assegno dell’indennità concordata. Gli operai hanno cominciato a sospettare di essere stati truffati quando hanno notato la differenza tra gli importi riconosciuti dall’azienda e quelli realmente incassati con gli assegni, perché risultavano ammanchi da 10-15 mila euro in media. Approfondendo quei documenti i lavoratori hanno scoperto che rispetto a un massimale di circa 250mila euro di risarcimento – in molti casi – l’avvocato napoletano chiudeva accordi con l’azienda per 60-70mila euro, dietro la promessa di un pagamento veloce. Fincantieri ha sempre rispettato il patto: pagando oltre all’indennità anche le spese legali all’avvocato dei lavoratori, specificando negli atti della conciliazione che il risarcimento andava versato per intero al beneficiario. L’avvocato napoletano però si faceva bonificare la cifra interamente sul suo conto corrente e solo dopo firmava assegni agli operai, trattenendo fino al venti per cento dell’importo. Un raggiro messo in atto da sciacalli senza pudore, di cui ora si sta occupando la Procura di Torre Annunziata.

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