No dei giudici a 48 nuove case, bufera da 5 milioni a Sorrento

Salvatore Dare,  

No dei giudici a 48 nuove case, bufera da 5 milioni a Sorrento

La Cooperativa edilizia penisola sorrentina intende chiedere un risarcimento danni al Comune di Sorrento pari a cinque milioni di euro. Motivo? La coop aveva presentato un progetto per costruire 48 appartamenti in località Atigliana ma il Consiglio di Stato ha annullato il permesso di costruire rilasciato proprio dal Comune di Sorrento. La Ceps ha dato mandato all’avvocato Massimo Mandara di attivarsi e chiedere conto al Comune di Sorrento e ai suoi dirigenti tecnici, dei danni patiti «per non aver potuto realizzare il sogno di una vita, di una casa a costi equi e sostenibili a Sorrento, così come prospettato negli atti amministrativi prodotti dall’ente in questi anni». Tutto ciò avviene dopo che nel maggio scorso il Consiglio di Stato ha definitivamente annullato il permesso a costruire rilasciato dal Comune di Sorrento, su istanza di Ceps per il cosiddetto piano casa, attraverso un commissario ad acta, «dopo dieci anni di attesa e tentennamenti, sulla base di atti insufficienti e/o lacunosi fatti dal Comune in quegli anni». Si tratta di un progetto edilizio realizzato dagli architetti Roberto Brancaccio e Guido Colucci, che doveva sorgere nel suolo di proprietà della cooperativa in località Atigliana, a Sorrento, «pagato a peso d’oro nel lontano 1992, con l’obiettivo di varare una 167, con il contributo del Comune. Case – continua un documento di Ceps – di edilizia popolare dignitose, da destinare agli iscritti alle cooperative sorrentine. Ma così non è stato. Poi l’arrivo della nuova legge regionale, sul piano casa, che apriva alla cooperativa nuove prospettive, ma nuovamente infrante dall’ente pubblico». La tensione è alle stelle. «Abbiamo dato mandato all’avvocato Mandara di avviare un’azione legale di danni per violazione dell’affidamento nel conseguimento del bene della vita da promuoversi nei confronti del Comune di Sorrento, in varie sedi, nonché nei confronti del dirigente responsabile, al fine di poter conseguire un risarcimento quantificabile in almeno cinque milioni di euro, a compensazione minima dei danni subiti dai 48 nostri soci e dalle loro famiglie» sottolinea il presidente della Cooperativa, Nicola Esposito. Nel corso della campagna elettorale, la questione era stata al centro di un intervento pubblico a firma proprio del presidente di Ceps che indicava ai candidati sindaco due strade:«La prima è quella di portare in consiglio comunale a stretto giro, una variante al Puc comunale per il piano Ceps e/o per la costruzione di altri 100 appartamenti d’iniziativa pubblica, comunale; la seconda varando un piano di iniziativa pubblica (Peep) in base alla Legge 167/1962, per complessivi 200 appartamenti, da due e tre vani e accessori, come già previsto dal Puc».

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