I commercianti di Napoli sono rassegnati: «Una mazzata col nuovo Dpcm, nessuno ci ascolta»

Redazione,  

I commercianti di Napoli sono rassegnati: «Una mazzata col nuovo Dpcm, nessuno ci ascolta»

È quasi rassegnazione quella dei titolari dei pubblici esercizi a Napoli, dopo l’entrata in vigore del nuovo Dpcm che modifica gli orari di chiusura, imponendo una sorta di “coprifuoco”.”È una mazzata soprattutto per chi apriva di pomeriggio e chiudeva molto più tardi – racconta il titolare di un baretto della zona di Chiaia – Si vuole colpire la movida, indicata oggi come responsabile della diffusione del virus, ma si manca il bersaglio e ne paghiamo noi le conseguenze”.

Ieri, di mercoledì, complice anche il cattivo tempo, non sono stati molti i clienti che sono usciti, i più, fa sapere il proprietario di un altro baretto, “sono venuti verso le 19”. “Erano per la maggior parte persone uscite dagli uffici – sottolinea – resta fuori la fascia dei ragazzi che è quella più ‘serale’ e ‘notturna’”. E intanto, mentre si avvicinava l’orario di chiusura, i camerieri dei locali hanno iniziato a chiedere ai clienti rimasti di fare in fretta. Allarga le braccia anche il proprietario di un ristorante del centro storico della città. “Cos’altro mai potremmo fare? Sono regole e dobbiamo rispettarle – dice – Ci manca solo una multa per il mancato rispetto delle norme. Già stentiamo a vedere introiti, figurarsi se poi, quei pochi soldi che riusciamo a incassare dobbiamo pure usarli per pagare le multe”. “Abbiamo fatto tutto quello che ci chiedevano – afferma un altro ristoratore – distanziamento dei tavoli, perdendo i coperti, colonnine ingienizzanti, mascherine. Tutto. I miei dipendenti sono periodicamente sottoposti a controlli per evitare qualsiasi problema. Ma non è bastato. Le nuove decisioni del Governo sono un ostacolo alla ripresa delle nostre attività commerciali”. Ristoratori, proprietari di bar, enoteche e locali erano già scesi in pazza, la scorsa settimana, per protestare contro una prima stretta alla movida e ai locali del by night, in seguito a un’ordinanza regionale. Molti, però, non sono più dell’idea che protestare possa servire a qualcosa. “Dicono che tutto questo viene fatto per contenere la diffusione dell’epidemia, che ci sono troppi contagi ogni giorno – evidenza il titolare di un altro bar – Abbiamo protestato, manifestato, abbiamo proposte, ma niente”. Il vero banco di prova, per il rispetto non solo degli orari di chiusura, ma anche per il divieto di assembramenti in strada, però, sarà nel prossimo weekend.

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