Droga e camorra, a processo la cupola dei D’Alessandro: 18 imputati

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Droga e camorra, a processo la cupola dei D’Alessandro: 18 imputati

Si aprirà a metà novembre, nell’aula bunker del carcere di Poggioreale, il primo atto del processo innescato dall’inchiesta “Domino”, l’indagine sull’affare droga che ha travolto i clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia e Di Martino di Gragnano. Diciotto dei ventisette indagati finiti nella rete dell’Antimafia hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Le accuse contestate, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. A optare per il processo lampo: Antonino Alfano, Maurizio Amendola, Carmine Barba, Marco Cimmino, Francesco Ciurleo, Francesco Delle Donne, Francesco Di Maio, Antonio Longobardi, Sergio Mosca (suocero di Pasquale D’Alessandro), Alfonso Perillo, Antonio Rossetti (ritenuto figura di vertice del clan), Marco Schettino, Vincenzo Schettino, Roberto Somma, Nino Spagnuolo, Giovanni Tufano, Ciro Vitale (erede della dinastia dei “mariuoli” del Centro Storico) e Giuseppe Vuolo.  Il collegio difensivo (composto dagli avvocati Antonio de Martino, Alfonso Piscino, Gennaro Somma, Francesco Romano, Giuliano Sorrentino, Francesco Schettino e Andrea Somma) punta a dimostrare l’innocenza dei sospettati davanti al giudice per le udienze preliminari di Napoli. All’appello mancano però alcuni nomi chiave dell’indagine come Giovanni D’Alessandro, ritenuto tra le figure di punta del clan. D’Alessandro si è consegnato a fine agosto, tre mesi dopo essere sfuggito al blitz dell’Antimafia. E anche Antonio Di Martino, boss di Gragnano latitante da quasi due anni: da quando è scappato, nel dicembre del 2018, a un’ordinanza cautelare per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per Di Martino il Riesame ha però annullato la misura cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta “Domino”. Secondo la Dda di Napoli l’indagine culminata nel blitz del giugno scorso ha fatto luce sull’esistenza di un vero e proprio patto d’affari tra il clan D’Alessandro e i Di Martino. Un accordo finalizzato a gestire, in regime di assoluto monopolio, l’affare droga tra Castellammare, Gragnano e la penisola Sorrentina. Tra i canali di approvvigionamento per l’acquisto della droga ci sarebbe anche la cosca “Pesce-Bellocco”, una delle più importanti organizzazioni criminali legate alla ‘ndrangheta calabrese con base a Rosarno. Un dato certificato, sostengono gli inquirenti, dalla lunga serie di viaggi di pusher e affiliati in terra calabrese per organizzare l’acquisto della droga. Operazioni che hanno portato al sequestro di circa 25 chili di marijuana. Al centro delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta, oltre a una lunga attività investigativa sul campo – con intercettazioni e appostamenti – ci sono anche i racconti di numerosi collaboratori di giustizia. Tra questi anche l’ultimo pentito della camorra di Scanzano, Pasquale Rapicano, ex soldato dei D’Alessandro già condannato per omicidio.