Check-point di frontiera Pompei e Scafati divise

Salvatore Piro,  

Check-point di frontiera Pompei e Scafati divise

L’opera di uno street-artist, piazzata al confine tra Pompei e Scafati, esemplifica la “tentazione del muro”: il confine che da poroso e libero diventa d’improvviso inviolabile. Da non oltrepassare se non per motivi di lavoro, di salute o familiari. Giustificazioni che dovranno essere esibite al varco, magari controllato dai carabinieri o dall’esercito. E’ il coprifuoco, il lockdown malcelato che ritorna. E’ l’ultima stretta imposta dal Governatore “sceriffo” per combattere il coronavirus. E allora Pompei e Scafati, due città divise da uno spartitraffico, ai tempi del Covid-19 si “trasformano” nel muro di Berlino e nel Checkpoint Charlie, il terzo posto di blocco che negli anni della Guerra Fredda consentiva di oltrepassare l’odioso Muro per andare dal settore d’occupazione statunitense a quello sovietico. “Stiamo respirando un’aria da guerra, sembra un pericoloso remake. Il mio è un messaggio che invita a riflettere chi ci governa: è facile combattere quando a essere soldati sono gli altri. La gente, adesso, non può permettersi un altro lockdown”. E’ un grido d’allarme. La firma in calce è di Nello Petrucci, lo street-artist che ha immaginato Pompei e Scafati come le vecchie Berlino est e ovest. Nello ha 40 anni, vive solo di arte, passione, puro istinto. Proprio quello che la sera del 21 ottobre, dopo aver letto l’ultima ordinanza-choc che ha imposto il coprifuoco, lo ha spinto a piazzare un cartello al confine. Lì dove c’è lo spartitraffico, tra via Lepanto e corso Nazionale, Nello ha piazzato la sua ultima opera: è un cartello che ricorda il Checkpoint Charlie, la tentazione di quel muro inviolabile che ai tempi del Coronavirus ritorna. In maniera autoritaria e paurosa. Glaciale e implacabile. “You are leaving the Pompei Sector” che tradotto sta per “State lasciando il Settore di Pompei”. Una semplice scritta che ricorda il Muro, piazzata al confine tra Pompei e Scafati, e che ai tempi del Covid-19 diventa opera d’arte, monito di riflessione. Invito a riflettere sulle libertà negate a colpi di ordinanze, dpcm e divieti. “E’ un’opera concettuale. L’arte serve a fare domande, non a dare risposte” prosegue Nello, che incontriamo nel suo laboratorio, in una strada di provincia alle pendici del Vesuvio: affaccia sul fiume Sarno, altro spunto su cui riflettere e a cui dedicare nuove opere. “Sul Sarno mi concentrerò a breve, ora rifletto sui paradossali divieti ‘giustificati’ dal terrore del contagio – continua Nello – capisco le difficoltà di chi ci governa ma adesso, contro il Covid-19, non serve alzare confini. Pompei e Scafati sono in pratica divise da uno spartitraffico. La mia non è una provocazione, è una lettura in chiave ironica delle contraddizioni che ritrovo nelle ultime scelte imposte al popolo dai politici. E’ facile chiudere tutto quando si firmano decreti, seduti su una sedia e con un conto in banca da dodicimila euro al mese. Il mio è un invito a riflettere: non possiamo chiudere di nuovo tutto. Adesso, occorre guardare in faccia alla realtà”. Nello Petrucci, sulle decisioni di De Luca e del premier Conte, ha inoltre cambiato opinione. Lo street-artist di Pompei, infatti, lo scorso 10 marzo, nel pieno del primo lockdown, realizzò “Sweet Home”: un murale che, utilizzando l’immagine dei celebri Simpson, invitava tutti a restare a casa. Petrucci, in quel caso, si affidò all’immagine familiare dei Simpson, la sit-com made in USA celebre in tutto il mondo. Il murale, applicato dall’artista pompeiano nei pressi del centro commerciale “La Cartiera”, rappresentava la scena in cui i componenti della famiglia Simpson – Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie – restavano comodamente seduti sul divano del salotto a guardare la Tv, indossando delle mascherine anti-contagio. A dominare la scena, poi, la scritta “Stay Home”: un modo per ricordare, con lucida ironia, il difficile momento storico che lo scorso 10 marzo stava attraversando il mondo intero. “Sette mesi fa, la situazione era completamente diversa rispetto a quella attuale – sottolinea Petrucci – non conoscevamo cosa stesse accadendo. Non avevamo cure sperimentali contro il Covid, posti letto negli ospedali e in terapia intensiva. Insomma, eravamo tutti in preda al panico. Per questo motivo a marzo, attraverso l’arte, veicolo di messaggi universali, cercai di lanciare un segnale doveroso e differente. Ora, credo che la situazione sia molto differente. Abbiamo imparato a convivere con il virus, pagando già lo scotto di un primo lockdown. La risposta, adesso, non può essere quella di chiudere o di alzare barriere”. Tanto più se, tra due città, di mezzo si ritrova un solo spartitraffico.

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