Interrogazione a occhi chiusi a Scafati, la ragazza bendata difende i prof: «Nessuno ci ha obbligati»

Adriano Falanga,  

Interrogazione a occhi chiusi a Scafati, la ragazza bendata difende i prof: «Nessuno ci ha obbligati»

«Sento di dover chiarire, almeno per porre fine a questa situazione di disagio». Non si aspettava di finire sui giornali la 15enne C.C. della 2B del liceo classico Renato Caccioppoli di Scafati. La foto in cui è ritratta bendata, durante un’interrogazione di latino, ha scosso l’opinione pubblica ai tempi della didattica a distanza. «Io adoro il giornalismo e la scrittura, trovo che riportare notizie in questo modo sia tossico». La ragazza conferma la versione del preside Domenico D’Alessandro, che ha stigmatizzato parlando di «scommessa didattica», o meglio un esperimento suggerito dall’insegnante per dimostrare, d’accordo con le stesse ragazze, che era possibile, se vi avesse studiato, sostenere l’interrogazione anche ad occhi chiusi, per non cedere al desiderio di dare una sbirciatina sugli appunti. «Nessuno ci ha interpellato, nessuno ha voluto sapere la verità – spiega ancora C.C. – Tutti si sono fermati alla foto, perché è quello che vogliono vedere». Il come la foto sia però uscita fuori dal contesto scolastico non è noto. C’è chi mormora di una goliardata finita fuori controllo, o di un genitore arrabbiato. Fatto sta che il giorno dopo, la giovane studentessa ha voluto spiegare in una lettera, a nome della classe, quanto accaduto, stringendosi attorno alla docente. «Noi studenti ogni giorno affrontiamo esperienze che ci lasciano impreparati rispetto alla vita. Questa situazione, questa distanza e questa mancanza di contatto ci isolano e rendono la spensieratezza di questi anni un muto film in bianco e nero – si legge – Noi siamo alunni, siamo persone, che da questa situazione, come tutti cerchiamo di imparare qualcosa. Il 28 ottobre 2020, nella nostra classe, per ironia della sorte, alcuni sono stati interrogati bendati; tra risate generali e battute di vario tipo hanno messo alla prova le proprie conoscenze e, con concentrazione, sono riusciti ad ottenere ottimi risultati. Nessuno è stato costretto, era solo una prova qualsiasi per dimostrare a sé stessi che esistono altri occhi da cui poter guardare. La potenzialità non deriva dalla conoscenza approfondita di un libro, ma dalla capacità di rendere quel libro tuo». Difendono l’esperimento i ragazzi, e la scelta dell’insegnante. «Vi sembra un insegnamento così crudele? Una pena così ingiusta? Perché tutto in questa società così famelica viene strumentalizzato e pregiudicato dalle cattive opinioni? Siamo noi quegli alunni e siamo fieri della nostra insegnante, siamo fieri della nostra scuola». Insomma, i ragazzi sono stati chiari, l’insegnante non si tocca. Alla 15enne chiediamo se avesse scritto lei la lettera. «Diciamo che l’ho dettata ad una mia compagna mentre facevo latino», replica ridendo.

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