Maradona: le lacrime dei napoletani, ‘era nostro figlio’

Redazione,  

Maradona: le lacrime dei napoletani, ‘era nostro figlio’

“Papà, ma chi è Maradona?” “Il più grande giocatore di tutti i tempi e amava Napoli e tutti noi” le parole pronunciate tra le lacrime. E’ il dialogo tra una bambina e il suo papà stasera all’angolo tra Via Duomo e Via Foria a Napoli che forse sintetizza più di ogni altra immagine ciò che sta vivendo in queste ore la città dopo l’annuncio della morte di Diego Armando Maradona, idolo di più generazioni di napoletani.

Con lo sguardo perso nei telefonini, in migliaia, di tutte le età, si interrogano sulla notizia che mai avrebbero voluto ricevere. Sotto le luci che riproducono le parole della poesia ‘Core analfabbeta’ di Totò in Via Crociferi e, poco più avanti in Via Arena alla Sanità, sotto quelle con i versi di ‘Napul’è’ di Pino Daniele, tra qualche addobbo che annuncia un Natale già mesto e il vociare del Borgo Vergini, c’è una sola parola sulle labbra della gente: Maradona. “Ma è vero? No, non è possibile!” dice Assunta, anziana signora alle prese con le ultime spese della giornata. “Mio figlio che ora vive a Milano andava sempre allo stadio quando c’era lui….Che dolore, è come se avessi perso un figlio”.

“E’ stato il più grande di tutti” urla Ciro mentre aiuta sua figlia ad attraversare la strada intasata di motorini, “ti incantava con il suo modo di giocare”. Davanti ai bar, pur con le limitazioni anticovid, è inevitabile il capannello di persone di tutte le età che ricordano il grande campione argentino: “Rimarrà sempre nei nostri cuori – dice piangendo Augusto, 60 anni, la stessa età di Diego – mi ricordo quando arrivò al San Paolo…che emozione. Io c’ero”. Poi nessuna parola più. Tutti in silenzio, con lo sguardo abbassato. Sembra di assistere alla notizia della morte di un congiunto. E sentire le frasi di circostanza. Mentre si accendono lumini davanti alle immagini che lo ricordano e il sindaco proclama il lutto cittadino. Ma c’è anche chi, pur riconoscendo le doti umane e professionali del ‘Pibe de oro’ ,punta il dito contro le ‘debolezze’ del campione.

“Già quando stava a Napoli si lasciò andare con la droga” sostiene Luca, “ma va detto che nessuno lo aiutò veramente…E’ una piaga che lo ha accompagnato anche dopo”. Parole che forse danno fastidio ai più; nessuno vuol sentir parlare di vizi del campione. Anzi, nessuno vuol sentire giudizi: “Ma di cosa parliamo? E’ stato il più grande di tutti e basta. Poi della sua vita privata non doveva dar conto a nessuno se non a a se stesso” si infervora un ragazzo, Francesco. Nella frenesia del Borgo Vergini e del Rione Sanità ma anche negli altri quartieri popolari della città – dove vi sono diversi ‘altarini’ dedicati all’artefice degli scudetti azzurri insieme con disegni, murales, quadri, foto – è una passaparola continuo, sembra quasi di vivere un ‘tempo sospeso’. “E’ proprio un 2020 da dimenticare – dice Gennarino – tra covid e morte di Maradona, che altro deve succedere?”.

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