La cricca dei permessi facili a Terzigno, dopo 4 anni l’inchiesta frana: tutti assolti

Andrea Ripa,  

La cricca dei permessi facili a Terzigno, dopo 4 anni l’inchiesta frana: tutti assolti

Lo scandalo per i permessi facili scoppiato all’interno del Comune di Terzigno, all’alba del mese di maggio del 2016, si è rivelato un buco nell’acqua. La maxi inchiesta coordinata dalla procura di Nola tesa ad accertare l’esistenza di un gruppo criminale, tra funzionari del Comune e dirigenti Asl, specializzato nel rilascio di documenti edilizi a imprenditori che in realtà non ne avevano diritto, è stata smontata pezzo per pezzo. Fino alla conclusione dello scorso tre dicembre, quando il Collegio giudicante della sezione penale del tribunale di Nola, presieduto dalla dottoressa Giusi Piscitelli, ha emesso il verdetto di assoluzione con formula piena per i 7 imputati travolti dalle indagini partite nel 2014 e conclusesi con la sospensione dei tecnici coinvolti agli inizi del mese di maggio di quattro anni fa. «Non sono stati commessi illeciti», le parole dei giudici durante la lettura del verdetto. Accolta anche la tesi dell’accusa, che per i sette personaggi coinvolti nel processo aveva chiesto la piena assoluzione. Sintomo di quanto deboli fossero le prove presentate. Una vicenda che oggi riabilita gli indagati eccellenti di quell’inchiesta, come Giuseppe Maresca e Salvatore Perillo, all’epoca entrambi funzionari dell’ufficio tecnico del Comune di Terzigno. O come Biagio Bosone, ispettore dell’Asl di Poggiomarino finito nel mirino dei magistrati per aver chiesto l’assunzione di un suo conoscente presso un noto ristorante della zona. O ancora Giovanni Verdone, un passato da assessore prima di «ritirarsi» dalla vita politica, prima ancora dello scoppio dello scandalo che portò non poco scompiglio all’interno degli uffici del municipio di via Gionti. Oggi, a 4 anni e mezzo da quella vicenda, sono tutti completamente liberi da ogni tipo di accusa.

Le indagini

A scoprire che qualcosa negli uffici del Comune di Terzigno non andava per il verso giusto furono le stesse persone che dopo qualche anno sarebbero state iscritte sul registro degli indagati. Nell’ufficio tecnico comunale, infatti, furono trovate alcune cimici. Dopo la denuncia da parte dei vertici dell’amministrazione, allora retta dal sindaco facente funzioni Stefano Pagano, i controlli furono intensificati. Ma già da tempo gli inquirenti avevano acceso i riflettori nel tentativo di accertare, dopo la denuncia presentata da un commerciante, se effettivamente era stata allestita un’organizzazione criminale dedita alla manomissione delle pratiche e al rilascio delle licenze a chi effettivamente non ne aveva diritto. Filmati, intercettazioni e testimonianze al vaglio degli inquirenti, dopo quattro anni dai provvedimenti interdittivi emessi dal gip del tribunale di Nola, non hanno portato a nulla. Gli imputati hanno dimostrato la loro estraneità ai fatti. Tant’è che per i giudici, dietro anche richiesta del pubblico ministero, non ci fu alcun illecito. «Assolti con formula piena». Insomma, la cricca dei permessi facili di Terzigno non c’è. Non è mai esistita.

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