Castellammare. Meridbulloni, due ipotesi per delocalizzare la fabbrica

Tiziano Valle,  

Castellammare. Meridbulloni, due ipotesi per delocalizzare la fabbrica

Rinviare la chiusura di un anno e dislocare l’azienda in provincia di Napoli, magari tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. Sono queste le proposte che la Regione Campania vuole mettere sul tavolo per convincere il Gruppo Fontana a ritirare la decisione di chiudere lo stabilimento di Meridbulloni. Subito dopo Capodanno l’assessore al Lavoro della Campania, Antonio Marchiello, convocherà l’azienda brianzola per un tavolo di confronto che dovrebbe segnare l’avvio di una trattativa.In questi giorni, il delegato di Vincenzo De Luca sta raccogliendo informazioni sul territorio, per studiare la strategia da mettere in campo. Nella giornata di ieri, accompagnato dai consiglieri regionali Mario Casillo e Loredana Raia, l’assessore ha incontrato i lavoratori di Meridbulloni, che sono rimasti in presidio permanente davanti ai cancelli di via De Gasperi anche nei giorni di Natale e Santo Stefano.Ma poco prima di vedere gli operai ha fatto una ricognizione, assieme ad alcuni consiglieri regionali ed esponenti del Partito Democratico locale, sulle aree industriali dismesse del territorio. L’attenzione si è focalizzata su via Terragneta a Torre Annunziata, che pullula di capannoni abbandonati e via Ripuaria, a Castellammare di Stabia, dove ci sono ancora alcuni lotti dell’area Asi (Area Sviluppo Industriale) che potrebbero servire a un’eventuale delocalizzazione della Meridbulloni.I giorni che precederanno la notte di San Silvestro saranno utili anche per un confronto con le amministrazioni locali, per comprendere la posizione dei Comuni che potrebbero essere coinvolti in questa trattativa.Una vertenza che non si annuncia per nulla semplice, perché il primo obiettivo da raggiungere, per portare avanti qualsiasi discorso, è quello di scongiurare la chiusura del sito produttivo a partire dal prossimo 31 gennaio. La Regione Campania è consapevole che sul tavolo della trattativa non basterà solo la prospettiva di una delocalizzazione sul territorio, per far desistere il Gruppo Fontana. Per questo motivo si chiederà anche l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico, che potrebbe garantire il sostegno a un investimento che consentirebbe di non portare via dalla Campania l’ennesimo sito produttivo.I lavoratori, anche nel corso del breve incontro di ieri con l’assessore Marchiello, hanno spiegato che dietro la scelta del Gruppo Fontana non c’è affatto una situazione di crisi dell’azienda. «Un solo giorno di stop alla produzione nella loro fabbrica principale, basterebbe per garantire commesse a noi per tutto il mese», hanno detto i dipendenti ricordando anche che «la società ha appena completato investimenti per venti milioni di euro negli stabilimenti del Nord».

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