Usura in penisola sorrentina, un pizzino incastra il socio del boss Di Martino

Ciro Formisano,  

Usura in penisola sorrentina, un pizzino incastra il socio del boss Di Martino

C’è un nome importante tra gli indagati coinvolti nell’inchiesta per usura che ieri ha travolto la penisola sorrentina. Un uomo ritenuto legato a doppio filo alla camorra di Gragnano e considerato il referente per lo spaccio a Vico Equense di Antonio Di Martino, il boss ex latitante catturato qualche settimana fa dopo una incredibile fuga durata oltre due anni. Si tratta di Giuseppe Di Martino, alias “pippetto”, arrestato ieri dai carabinieri.

Un nome già finito al centro di altre inchieste e processi. Stavolta per droga. Di Martino è stato indagato, processato e condannato (in primo grado) nell’ambito dell’inchiesta “Terra delle Sirene”, l’indagine condotta dalla Procura di Torre Annunziata che ha squarciato i veli sull’affare legato alla vendita di droga in penisola sorrentina. Un fascicolo capace di fare luce anche sui presunti interessi della camorra di Gragnano attorno al business dello spaccio in questa zona. Inchiesta che ha coinvolto, tra gli altri, anche Fabio Di Martino, figlio di Leonardo ‘o lione, il padrino fondatore della cosca di Iuvani e fratello di Antonio. Ma anche Mario Molinari, cognato del capoclan e fratello di Annamaria Molinari. «Le indagini hanno in particolare ricostruito centinaia di cessioni di droga, trasferimenti di stupefacente, ingenti pagamenti di contanti a produttori e fornitori, aggressioni tra malavitosi per ottenere il controllo criminale del territorio», l’analisi dell’inchiesta fornita all’indomani degli arresti dall’ex procuratore capo di Torre Annunziata, Alessandro Pennasilico.

Nel corso dell’indagine sono stati effettuati decine di riscontri, individuate e distrutte migliaia di piante di ‘cannabis indica’ coltivate nelle zone impervie del Monte Faito, identificati presunti mandanti e autori di spedizioni punitive contro spacciatori concorrenti. Una vicenda per la quale il quarantunenne di Vico Equense è stato condannato a sei anni di carcere in quanto accusato di numerosi episodi di spaccio. Una figura chiave dell’indagine al punto che il suo nome viene associato, dagli inquirenti, a quello della dinastia criminale di Gragnano. Da qualche settimana è cominciato il processo d’Appello. Processo al quale Di Martino avrebbe partecipato da uomo libero se non fosse stato coinvolto nel blitz di ieri mattina. Il quarantunenne, infatti, è tornato libero il 10 dicembre scorso. I giudici della Corte d’Appello di Napoli hanno accolto la richiesta dell’avvocato Antonio De Martino – legale di Giuseppe Di Martino – concedendo la scarcerazione al quarantunenne. Nell’indagine emerge che Di Martino avrebbe affiancato, all’attività di spaccio, anche quella di usura. Nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari, l’indagato avrebbe, infatti, gestito in prima persona un giro di prestiti con tassi d’interesse stellari tra il 2018 e il 2020. Negli atti la Procura di Torre Annunziata fa riferimento a prestiti di piccole somme di denaro tra 3.000 e 14.000 euro. Soldi che lo stesso sospettato, con la complicità della sua compagna, Alessia Savarese, avrebbe riscosso attraverso rate mensili con tassi pari a circa il 10 per cento. Una prova del business gestito da Savarese e Di Martino è rappresentata da un “pizzino” nel quale sarebbero annotati, secondo l’interpretazione degli inquirenti, i ratei usurai da riscuotere nel periodo in cui Di Martino si trovava recluso in carcere per l’inchiesta “Terra delle Sirene”.

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