Rdc, la falla nei controlli: il fallimento dei grillini

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Rdc, la falla nei controlli: il fallimento dei grillini

Dal balcone di Palazzo Chigi un anno e mezzo fa Luigi Di Maio, il capo politico oggi “semplice” ministro degli Esteri di un governo allo sbando gongolava: “Abbiamo sconfitto la povertà”. Parole incaute che, alla luce dell’indagine condotta da 4 procure smentisce quella che è stata, al momento, soprattutto un’eccezionale manovra elettorale. Grazie alle promesse di soldi facili e senza alcun impegno, nel 2018 il Movimento Cinque Stelle ha ottenuto il 34% risultando il primo partito. Grazie a una mancetta elettorale che ha fatto spendere, nel biennio 2019-20 quasi 14 miliardi di euro a tutti i contribuenti si è assicurato una corposa delegazione in Parlamento e la possibilità di dettare la linea politica in Italia. Il trionfo di un modello assistenziale che, non solo ha finito per far passare la linea che non lavorare e ricevere soldi fosse una comodità unica, ma ha anche (come dimostra l’indagine della Finanza) finanziato indirettamente le casse dei clan. Camorristi, killer, affiliati o compagne e congiunti hanno potuto continuare a vivere tranquilli grazie ai soldi che solo la miopia politica di chi credeva che uno valesse uno, senza badare ai meriti e alle competenza, poteva avallare. Che, come in tutta Europa, anche l’Italia avesse bisogno di un sostegno alla povertà era un dato di fatto. E, infatti, senza fare una battaglia populista i governi prima di quello Conte avevano varato il reddito di inclusione. Una misura sobria e necessaria di sostegno al reddito. Ma la posta in palio, cioè la vittoria alle elezioni, era più importante di qualsiasi valutazione morale. Una pioggia di euro che, come economisti e opinionisti subito bollati come “cretini” segnalavano, sarebbe finita senza freni anche alla parte peggiore della società. Ogni giorno, infatti, le cronache nazionali hanno raccontato di furbetti del reddito che incassavano mensilmente l’assegno per poi girare in Ferrari, abitare in case di lusso e stare senza far nulla ma con il conto in banca coperto. La falla dei controlli, quelli che lo Stato avrebbe dovuto mettere in campo, è stata subito evidente. Solo l’azione pressante di procure e forze dell’ordine, Guardia di Finanza in primis, ha evitato che le storture più evidenti di questo sistema politico clientelare finissero per diventare normalità. Di Maio e i Cinque Stelle, allora, si sono inventati la figura dei navigator. Figure professionali che avrebbero dovuto accompagnare i percettori del reddito verso un lavoro fisso. Lavoro spesso rifiutato senza che il reddito sia mai stato revocato dallo Stato. Ed ora, diventa difficile anche in presenza di violazioni come quelle accertate dalle procura, riuscire a farsi restituire i soldi incassati indebitamente. Diventerà, infatti, un’impresa riuscire a recuperare somme che non erano dovute. Ma tanto i soldi sono stati già spesi. E i voti, accumulati dai Cinque Stelle, anche grazie a un’operazione scellerata che ha favorito gli affiliati ai clan, sono già stati utilizzati per governare l’Italia.

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