Reddito di cittadinanza ai clan: da Torre a Stabia soldi a 28 affiliati

Ciro Formisano,  

Reddito di cittadinanza ai clan: da Torre a Stabia soldi a 28 affiliati

Oltre centomila euro di soldi pubblici incassati indebitamente. Oltre centomila euro passati dalle casse dello Stato a quelle di 28 nuclei familiari nei quali compaiono soggetti condannati – negli ultimi 10 anni – per associazione a delinquere di stampo mafioso. Camorristi, ex affiliati, ma anche boss di primissimo piano ritenuti tutt’ora pericolosi e addirittura reclusi al regime del 41-bis, il temutissimo carcere duro. Tutti beneficiari – senza titolo – del reddito di cittadinanza, la riforma anti-povertà voluta con forza dal Movimento 5 Stelle. Ma una parte di quei quattrini anziché finire alle famiglie realmente bisognose sono stati consegnati a chi non ne aveva diritto.  Un retroscena che emerge dal filone d’inchiesta aperto dalla Procura di Torre Annunziata e legato a doppio filo alla mega-indagine che in questi giorni ha coinvolto anche le Procure di Napoli, Napoli Nord e Nola. In tutto oltre 120 indagati di cui una trentina soltanto nella zona tra Torre Annunziata, Castellammare di Stabia, i Monti Lattari e l’area vesuviana. Nella provincia di Napoli, infatti, è registrato il maggior numero di beneficiari del reddito di cittadinanza. Secondo le accuse gli indagati – quasi tutti parenti degli affiliati condannati – avrebbero omesso di comunicare la presenza all’interno del nucleo familiare di soggetti con precedenti per mafia. Un dettaglio non da poco visto che l’assenza di condanne per questo genere di reati negli ultimi dieci anni è un requisito fondamentale per accedere al bonus. Nella lista degli affiliati i cui nuclei familiari hanno beneficiato del bonus ci sono anche figure di primissimo piano. Come Gennaro Longobardi, detenuto al 41-bis nel carcere di L’Aquila e già condannato all’ergastolo per omicidio aggravato dalle finalità mafiose. Uomo di punta del clan Gionta, Gennaro Longobardi ha rivestito nel sodalizio – come raccontano le inchieste dell’Antimafa – un ruolo apicale. I parenti del boss al carcere duro  avrebbero percepito indebitamente la bellezza di 12.000 euro dallo Stato. Nella lista compaiono anche i parenti di Pasquale Gallo, esponente di punta dei Gallo-Pisielli e condannato in via definitiva nel 2018 nell’ambito del maxi-processo “Mano nera”. Sul fronte stabiese, invece, spiccano i nomi di Francesco Inserra, uomo dei Cesarano (ha incassato oltre 4.000 euro). Gli altri ras e affiliati tirati in ballo nell’inchiesta sono: Giuseppina Todisco, Giuseppe Bellarosa, Giovan Battista Panariello, Ernesto Samà, Gerardo Ausiello, Michele Capozzi, Luca Cherillo, Alberto Cinque, Antonio Gallo, Giuseppe Napoli, Anna Paduano, Silvio Serpe, Giuseppe Ranieri, Natale Cherillo, Antonio Turi, Catello Autiero, Mariagrazia Giordano, Vincenzo Pisacane, Vincenzo Gargiulo, Salvatore Gallo, Vincenzo Scarpa, Pietro Cacciola, Alfredo Oliva e Bernardo Gallo.    (c)riproduzione riservata

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