Castellammare. La lista nera del killer-pentito: «Il clan voleva 3 omicidi»

Tiziano Valle,  

Castellammare. La lista nera del killer-pentito: «Il clan voleva 3 omicidi»

Nella lista nera dei killer del clan D’Alessandro c’erano almeno tre nomi: Michele Onorato, alias o’ pimontese; Raffaele Polito, ritenuto a capo del presunto terzo sistema del rione Moscarella; e Antonio Maragas, pregiudicato nel rione Cmi, ritenuto dagli investigatori un affiliato al clan Cesarano e arrestato nel 2019 per estorsione. E’ proprio su quest’ultimo nome che spunta fuori un retroscena raccontato dal pentito Pasquale Rapicano, alias lino ‘o capone, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Pietro Scelzo del 2006.Il collaboratore di giustizia ha testimoniato in aula nel corso dell’ultima udienza del processo Domino, in cui sono imputati quasi una trentina di persone ritenute affiliate o in affari per il traffico di stupefacenti con il clan D’Alessandro. Della cosca di Scanzano, che da decenni detta legge a Castellammare, Rapicano sostiene di essere stato «un componente del gruppo di fuoco», almeno fino a novembre 2019 quando ha cominciato la sua collaborazione con la giustizia. Insomma, una persona che conosce bene i segreti del clan D’Alessandro e in particolare quelli legati agli omicidi da mettere a segno.Della decisione di uccidere Antonio Maragas, Rapicano ne parla quando gli viene formulata una domanda sui suoi presunti incontri con Antonio Di Martino, figlio di Leonardo ‘o lione, boss dei Monti Lattari. L’ex killer dei D’Alessandro ora pentito sostiene di aver incontrato Antonio Di Martino, per discutere di affari legati alla droga, nel 2015 e per precisare il periodo tira fuori un aneddoto. «L’ho incontrato nell’estate di quell’anno, vedete che Antonio, il figlio di Leonardo, tiene il referto all’ospedale di Vico Equense». Sul perché il ras dei Lattari fosse stato costretto a ricorrere alle cure dell’ospedale in quel periodo, Rapicano si dice sicuro: «Antonio Maragas lo picchiò».In pratica, secondo il collaboratore di giustizia, ci fu una pesante lite tra il boss dei Monti Lattari che recentemente è stato arrestato dopo una lunghissima latitanza e l’affiliato del clan Cesarano che invece controllava gli affari criminali nel rione Cmi, alla periferia di Castellammare di Stabia.Uno screzio che non poteva non interessare anche la cosca dei D’Alessandro, che da oltre un decennio ha stretto un patto con i Di Martino di Iuvani, località al confine tra Gragnano e Pimonte.«Quando Antonio Maragas ha picchiato il figlio di Leonardo nel centro di Castellammare, a noi ci è arrivata “l’imbasciata” che dovevamo uccidere Antonio Maragas», rivela Pasquale Rapicano.Secondo il pentito non è l’unico omicidio che il clan D’Alessandro aveva in programma, perché nel mirino erano finiti anche Michele Onorato, alias ‘o pimontese, e Raffaele Polito. «Noi di Scanzano ci fingevamo compagni, perché dovevamo raggiungere i nostri scopi», ha detto Rapicano davanti ai giudici.

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