Crisi di governo, i voti ai leader: ecco chi esce sconfitto

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Crisi di governo, i voti ai leader: ecco chi esce sconfitto

Ha seguito la crisi politica del Governo Conte con attenzione. Non lesinando commenti aspri e analisi dure. Francesco Nicodemo, esperto di comunicazione ed innovazione digitale, in passato anche consulente del Governo, prova a dare i voti ai protagonisti di questa crisi.

Nicodemo, partiamo dall’inizio: era una crisi annunciata?

«E’ una crisi che va avanti da dicembre. E ora siamo arrivati all’epilogo inevitabile con l’implosione della vecchia maggioranza che ha trovato una soluzione, voluta da Mattarella, nell’unico modo possibile. Una personalità autorevole a cui toccherà formare un nuovo governo. Capiremo solo dopo che i protagonisti di questa crisi, chiaramente, non hanno tutti le stesse responsabilità»

Veniamo ai voti, come a scuola. All’ex premier Conte cosa diamo?

«5. Ha sbagliato a settembre: dopo le elezioni regionali doveva avviarsi lui su questo percorso politico, aprire la crisi e allargare la maggioranza. Forse doveva dire anche Draghi vieni a fare il commissario per il recovery. La crisi l’ha subita senza gestirla»

Il capo politico dei Cinque Stelle, Di Maio?

«7. Ha tenuto insieme il movimento l’ha spostato su posizioni europeiste e si candida a essere un protagonista delle prossime fasi. Ha parlato poco e ha giocato bene questa partita».

Il leader dei Dem, Nicola Zingaretti.

«6-, per stima. Ha avuto il ruolo più difficile visto che il Pd è, per antonomasia, il partito della responsabilità. Da sempre si carica le fasi difficili, non può mai rompere. Ha provato a tenere insieme la coalizione dovendo passare dal o Conte o voto a viva Draghi. Ci sta in politica, ma ha subito la crisi più che guidarla».

Matteo Renzi, che questa crisi l’ha di fatto aperta?

«7. In realtà si assegna meriti più ampi di quelli che ha. Il suo obiettivo era quello di far cadere Conte e ci è riuscito. Ora, però, con il secondo tempo della partita, vediamo se riesce ad incidere anche in questo caso».

Parliamo di Silvio Berlusconi: silenzioso, assente, ma determinante.

«8. Dal buen retiro di Nizza vede diventare presidente un uomo nel quale ha sempre creduto. Non ha mai rotto il centrodestra, ha sempre dato disponibilità per votare provvedimenti condivisi. Ora vede come premier uno con cui aveva un rapporto storico e che aveva indicato alla Bce».

In queste ore anche Matteo Salvini ritorna in maggioranza. Una svolta totale?

«8 a Salvini. Nel centrodestra lui era diventato marginale: ora fa una svolta a U. Per cui o prima non ci credeva o ora non ci crede. Potrà incidere sul recovery fund, e abbandona il sovranismo. La Lega inciderà moltissimo».

Ultima, ma non ultima, la signora “No”: Giorgia Meloni.

«7. Fa un’operazione di coerenza. Va all’opposizione da sola, scommettendo sulle prossime elezioni. Critica il Governissimo e potrà dire: io non c’ero».

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