Donne, Mezzogiorno e turismo: tutti i nodi del Governo Draghi

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Le firme sui decreti di nomina, il giuramento nelle mani di Mattarella, la foto di rito e la cerimonia della campanella. Subito dopo il primo consiglio del ministri dell’era Draghi. E’ iniziata così la giornata che di fatto, forse, chiude la Terza Repubblica nata col Governo Monti. Un esecutivo forte, che conta su un’amplissima maggioranza in Parlamento: da LeU, passando per il Pd, Italia Viva, Forza Italia e Lega. In appoggio anche una buona parte dei Cinque Stelle, anche se all’interno dei grillini monta la protesta per il governo nel quale Di Maio e company sono andati a sedersi al fianco di Carfagna, Brunetta, Gelmini e Giorgetti. Solo Fratelli d’Italia all’opposizione. Ma, pur trattandosi di un governo che annovera ben sette ministri tecnici, e basato sulla volontà di dare vita a un esecutivo “green” come ha sostenuto Draghi durante la sua prima riunione, i nodi per il premier sono già tanti.

Il Mezzogiorno. Nelle riunioni con i partiti e le parti sociali il premier ha sempre messo l’accento sulla centralità del Sud e sulla necessità che riparta per far ripartire il sistema Italia. Si legge così anche la volontà di assegnare a Mara Carfagna, deputata salernitana di Forza Italia, un ministero senza portafoglio proprio per il Sud. Ma qui, forse, finiscono le buone notizie. Anzitutto, fanno notare gli analisti politici più attenti, sono pochissime le rappresentanze meridionali in consiglio dei ministri. Un governo tutto schiacciato sul Nord produttivo che conta quasi i due terzi dei rappresentanti. E poi aver creato un ministero per il Mezzogiorno, ma non averlo dotato di operatività economica, significa di fatto lasciarlo all’organizzazione degli altri ministri. Quelli della Lega in primis. De Luca, che pure aveva criticato l’assenza di esponenti politici del Sud, ha immediatamente chiesto come primo provvedimento di “garantire subito le agevolazioni alle imprese che investono al Sud in fatto di decontribuzione senza attendere l’ok della Commissione Europea”. Anche il segretario metropolitano dei Dem di Napoli, Marco Sarracino, evidenzia il limite: “Dovremo combattere per difendere le conquiste e i diritti del Sud. La questione c’è tutta e sbaglia chi fa finta di nulla perché torneranno le spinte per l’autonomia differenziata del nord a cui lavoreranno la Lega e Forza Italia”.

Il ruolo delle donne. C’è anche un altro aspetto che agita il Governo Draghi. Da più parti, infatti, è stato notato che il ruolo delle donne nell’esecutivo è assolutamente marginale. La Dem Valeria Fedeli ha tirato le orecchie anche al suo partito. Del resto proprio Pd e LeU, che sulla questione hanno sempre fatto battaglia, si sono affrettati a nominare Speranza, Franceschini, Guerini e Orlando. Quattro uomini in cerca di poltrona. Ha provato a indorare la pillola Debora Serracchiani: “Non ci sono più scuse per le done Dem che hanno da imparare che nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione”. Anche la Boldrini ha fatto sentire la sua voce: “Nel Pd – ha detto – le correnti schiacciano il protagonismo delle donne”.

Il caso turismo. Strettamente collegato alla questione meridionale anche il caso turismo. Tutti i partiti hanno salutato con entusiasmo la nascita di un vero e proprio ministero per il turismo. Franceschini ha ceduto la delega a Garavaglia, uomo forte della Lega, molto presente nell’ultima campagna elettorale in Campania. E’ un settore che, sostengono gli addetti ai lavori, contribuisce per il 13% del PIl a livello nazionale e per il 15% nella sola Campania. Federalberghi, il sindacato dei balneari plaudono alla scelta di individuare un ministro che abbia competenza solo per le questioni turistiche. La preoccupazione, però, che nessuno esprime a voce alta, è che anche in questo caso possano prevalere logiche territoriali che rischiano di mettere in secondo piano le necessità dei territori del Sud. Un allarme che i diretti interessati smentiscono.

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