Droga, un’altra spallata ai D’Alessandro: condanne per 170 anni di carcere

Ciro Formisano,  

Droga, un’altra spallata ai D’Alessandro: condanne per 170 anni di carcere

A 24 ore dal blitz della liberazione che ha messo in ginocchio la cupola dei D’Alessandro, la camorra di Castellammare incassa un altro durissimo colpo. In tutto centosettanta anni di carcere per 18 imputati. Vent’anni a testa per i generali della cosca Sergio Mosca e Antonio Rossetti. Sedici per il boss emergente, Antonino Spagnuolo, detto “capa storta”. E poi una raffica di condanne per gregari, spacciatori, personaggi ritenuti legati alle mille trame criminali imbastite dai boss di Scanzano. Una sentenza durissima quella firmata dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli ieri mattina. Una sentenza di primo grado che conferma in pieno il castello accusatorio eretto dal pubblico ministero dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta, il magistrato che con le sue inchieste è riuscito a colpire al cuore il potere economico e militare di una delle cosche più potenti della provincia di Napoli. Una sentenza che rappresenta il primo sigillo processuale sull’indagine “Domino”, la mega-operazione sull’affare spaccio gestito dal clan nata in seguito alle indagini sull’omicidio di Antonio Fontana, l’ex pentito ucciso ad Agerola nel 2017. Un’inchiesta che si è divisa in due tronconi. Il secondo è stato svelato all’alba di martedì mattina quando i carabinieri hanno notificato 16 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti indagati. Il processo di ieri ruota attorno all’affare droga, il più redditizio business gestito dai D’Alessandro con la complicità della camorra di Gragnano e in particolare del clan Di Martino. Un affare che per le casse del clan di Scanzano vale qualcosa come mezzo milione di euro di incassi al mese, circa 6 milioni l’anno, come raccontato in questi mesi dal pentito Renato Cavaliere. In cima alla cupola della droga – secondo la Dda – c’erano Giovanni D’Alessandro (la cui posizione è al vaglio in un altro processo e per il quale sono stati chiesti 20 anni di carcere), Sergio Mosca, detto ‘o vaccaro, suocero di Pasquale D’Alessandro, e Antonio Rossetti, alias ‘o guappone. Rossetti e Mosca – protagonisti anche dell’inchiesta “Domino 2” – sono stati condannati a 20 anni di carcere. Ciro Vitale, detto Cirellone, ritenuto il referente di varie piazze di spaccio, ha invece incassato 11 anni di reclusione. E ancora i 16 anni a testa per Nino Spagnuolo e Francesco Delle Donne, considerati l’anello di congiunzione tra il clan e le piazze di spaccio nonché i finanziatori e gli addetti alla ricerca di nuovi canali di approvvigionamento della droga (come i rapporti con i narcos di Scafati e di Rosarno). A seguire i 12 anni per Giuseppe Vuolo, ritenuto tra i pusher al servizio del gruppo. E ancora i 4 anni per Carmine Barba, detto ‘o turrese, e condanne tra i 3 ed i 4 anni per gli altri imputati. Tra 90 giorni verranno depositate le motivazioni del verdetto. Mentre è tutt’ora in corso il processo di primo grado con rito ordinario per gli altri imputati invischiati in quell’inchiesta. Un’indagine divisa in due filoni che potrebbe assestare un colpo durissimo alla cosca di Scanzano.

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