Gragnano. Primo vaccino a 27 anni. «La mia sfida al Covid»

Redazione,  

#TopNews Giulio Abagnale vive grazie a un trapianto di midollo dall’età di 3 anni: «è la mia prima iniezione: per anni ho vissuto grazie ai vaccini altrui»

l primo vaccino per Giulio Abagnale arriva all’età di 27 anni, con un significato ben preciso: un atto di coraggio e altruismo che questa volta l’ingegnere civile di Santa Maria la Carità è riuscito a fare non soltanto per tutelare i suoi familiari ma tutti, indistintamente. Un ambasciatore speciale per promuovere la campagna vaccinale in Italia, arenata dopo le paure e i mille dubbi sulle dosi AstraZeneca e che per Giulio Abagnale non deve essere assolutamente motivo per arrendersi.

Trapiantato quando aveva solo tre anni, il centesimo operato nel Centro Trapianti di Brescia, e salvato dal midollo che la sorella Teresa Abagnale (dirigente dell’Urbanistica del Comune di Gragnano) gli ha donato quando era appena adolescente. Un amore infinito e un dolore altrettanto grande per la famiglia Abagnale che, prima di Giulio, ha dovuto piangere su piccole bare bianche la morte di due bambini che avevano la stessa immunodeficienza del 27enne, ma nati in un’epoca in cui la ricerca non aveva ancora scoperto quella rara malattia. Una vita trascorsa sotto una campana di vetro, per la paura di essere contagiato anche dalla più banale influenza per Giulio è stato difficile ma non impossibile farsi strada, tanto da arrivare ieri fino al centro vaccinale di Gragnano e sedersi sulla poltroncina per ricevere il suo primo vaccino, da persona fragile sì, ma estremamente convinta di restituire le attenzioni che tutti hanno avuto nei suoi confronti e verso quella sconosciuta malattia: «Con me, come diversi anni fa, c’era mia sorella Teresa ad accompagnarmi, lei che mi ha permesso di fare molti “primi passi” e che mi ha donato la vita – dice Giulio – Il mio passato mi ha messo nella condizione di essere nella lista delle persone fragili e, quindi, di avvicinarmi al vaccino un po’ prima rispetto al resto. Tanti, vaccinandosi negli anni (io non potevo), hanno donato la possibilità a me di proteggermi e di vivere questa vita con la leggerezza nell’animo e la spensieratezza che un ragazzo della mia età desidera avere. Ora ho fatto il mio primo incontro con un vaccino.

È un gesto che restituisco a chi ha sofferto, a chi vuole ripartire, a chi, come me, ha ancora tanti sogni e progetti da realizzare». E questa volta è stato Giulio Abagnale a tendere la mano verso chi, titubante, ancora non muove il primo passo verso i centri vaccinali. Giulio, forse, con il suo gesto ha fatto molto di più che ricevere una dose di vaccino, ma ha scoperto il braccio per dimostrare che le battaglie si vincono tutti insieme, tutti schierati dalla stessa parte. La sua forza è stata determinante già all’età di tre anni quando Giulio Abagnale ha dovuto vivere per lungo tempo in una stanza di ospedale, lontano da i suoi giocattoli e dalla sua colorata stanzetta. Cure che lo hanno accompagnato durante la crescita e che comunque non lo proteggevano completamente dai rischi. Il Covid per Giulio sarebbe stato fatale, perché il suo corpo non produce anticorpi. «Tutelare noi stessi per tutelare gli altri. Bisogna vaccinarsi», è il chiaro messaggio del 27enne pochi minuti dopo aver ricevuto il suo primo vaccino.

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