La scure del Covid sui Comuni: “Miliardi di incassi in meno”

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La scure del Covid sui Comuni: “Miliardi di incassi in meno”

La scure Covid si abbatte anche sui conti dei Comuni italiani che a conti fatti calcolano due miliardi di mancati incassi. Ad andare in fumo sono quote importanti delle tasse locali ma anche incassi da multe. A fare il punto è un’analisi condotta da Crif Ratings sui bilanci di un campione di 13 tra le principali città italiane da cui emerge che le difficoltà di incasso delle entrate relative a tasse e tributi (IMU, IRPEF, TARI, imposta di soggiorno), entrate extra tributarie (vendita di beni e servizi, multe, dividendi) e di permessi per costruire è di circa 2 miliardi di euro. Crif ha preso in esame i conti delle città di Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina e Cagliari. In totale rappresentano il 25 % delle entrate correnti del totale dei comuni italiani. Secondo lo studio queste difficoltà avranno una manifestazione eterogenea (dai 100 euro pro-capite di Reggio Calabria ai 460 euro pro capite per Venezia) e saranno maggiormente concentrate principalmente nei comuni a forte vocazione turistica o nei comuni che beneficiavano di partecipazioni in società, che garantivano un flusso certo di dividendi, senza dimenticare i comuni che vivevano invece una fase florida per quanto riguarda l’attività edilizia.Nel dettaglio Venezia, Milano e Firenze sono i comuni che hanno risentito di più dei lockdown, con mancate entrate procapite tra i 460 e i 370 euro. Allo stesso tempo i Comuni devono far fronte a spese fisse, che a Torino assorbono il 36% delle entrate, a Genova il 27% e a Bologna il 26%. Inoltre Torino e Reggio Calabria sembrano essere tra i comuni più vulnerabili, con uno stock di debito finanziario che supera già il 200% delle entrate correnti.Resta il fatto – sempre secondo Crif – che i comuni potrebbero giocare un ruolo centrale nella gestione del Recovery fund, forti del fatto di aver speso in conto capitale circa il 90% degli impegni presi in bilancio (complessivamente più di 10 miliardi di euro nel 2019). Un’indagine che il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, che è anche vice presidente nazionale dell’Anci condivide in pieno. “La linea dell’Anci è sempre stata quella di difendere il ruolo e la funzione dei Comuni. Va detto anche che a prescindere dalla pandemia, ogni volta che c’è una difficoltà, il sindaco e il comune sono istituzioni di prossimità e subiscono tutte le pressioni anche quando sono legate ad enti sovracomunali”. Buonajuto, che durante questa pandemia ha dovuto fronteggiare come tanti altri sindaci anche una forte pressione sociale, lancia un appello a Governo e Regione: “I sindaci non possono rimanere abbandonati, purtroppo il virus ha fatto emergere anche questa situazione”. E il sindaco di Ercolano spiega perché: “I comuni sono in difficoltà, ormai lottiamo a mani nude per garantire servizi essenziali ma non ce la facciamo più con le disponibilità economiche che ho e che abbiamo non riusciamo a garantrire servizi fondamentali. Ovviamente facciamo il massimo e non ci fermeremo”. Il sindaco di Ercolano chiede un impegno maggiore al Governo: “Il Governo non consideri il Comune un ente al quale attribuire un carico che non può sostenere. Così non andiamo avanti”.

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