Allarme del Pd di Vico: «Camorra in penisola sorrentina, rischio sottovalutato»

Salvatore Dare,  

Allarme del Pd di Vico: «Camorra in penisola sorrentina, rischio sottovalutato»

«Sottovalutare questo problema, o peggio ignorarlo, è il modo peggiore». Il Partito democratico di Vico Equense prende posizione sul rischio di infiltrazioni camorristiche in penisola sorrentina. E lo fa lanciando un monito pubblico in un documento. I dem, guidati dal segretario cittadino Tommaso de’ Gennaro, richiamano tutti a un atteggiamento differente. Anche perché, nel dibattito pubblico degli ultimi giorni, non mancano gli spunti. Tutto è partito dalla notizia rivelata da un collaboratore di giustizia che, in un interrogatorio sostenuto dinanzi ai magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Napoli, ha affermato che un albergo situato in penisola sorrentina risulta essere di proprietà del clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia. Ad amministrare la struttura e gestirla è, sempre come dichiarato dal pentito, una vera e propria testa di legno.

Un prestanome riconducibile alla cosca di Scanzano. Sia chiaro: le indagini sono tuttora in corso e gli inquirenti intendono lavorare sodo per fare chiarezza sulla vicenda e ottenere riscontri certi alle parole del collaboratore di giustizia. Ma non è affatto la prima volta che vi sono elementi evidenti che alla camorra faccia gola l’economia della penisola sorrentina. Ed è qui che il Partito democratico di Vico Equense decide di intervenire. In una nota, evidenzia che «l’infiltrazione silenziosa della criminalità organizzata nel tessuto economico dei nostri territori è un argomento delicatissimo che assume contorni ancora più gravi in questi momenti di grave crisi economica dovuta alla pandemia del Covid 19 – si legge nel documento dei democrat – Anche se Vico Equense ha avuto episodi gravi di cronaca nera in questi ultimi anni (bombe, attentati a fine di estorsioni, spaccio, ondate di arresti, sparatoria sulle marina) la penisola sorrentina nel suo complesso non ha conosciuto la faccia più aggressiva e violenta della camorra». Eppure, l’ipotesi che un albergo sia riconducibile alla camorra, dunque con una circostanza che porterebbe la criminalità a infiltrarsi nel comparto turistico, agita e non poco. «I fatti che starebbero emergendo da questa inchiesta riportano l’attenzione su un problema che normalmente viene sottaciuto, con l’illusione quasi di esorcizzare un male inevitabile» conclude la nota del Partito democratico. Nei giorni scorsi, Atex (l’associazione turismo extralberghiero della Campania) – attraverso il proprio presidente Sergio Fedele – aveva deciso di scrivere una lettera aperta al prefetto di Napoli Marco Valentini chiedendogli di convocare quanto prima una riunione con gli operatori economici, le istituzioni locali e anche rappresentanze dei sindaci della penisola sorrentina per discutere della questione e magari condividere delle possibili contromisure.

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