Accolto il ricorso, il boss di Castellammare potrebbe tornare libero: doveva uscire nel 2050

Ciro Formisano,  

Accolto il ricorso, il boss di Castellammare potrebbe tornare libero: doveva uscire nel 2050

Sulla carta dovrebbe uscire dal carcere nel 2050. Deve scontare 3 condanne definitive, di cui una a 30 anni per il processo “Chalet”. Ma già il prossimo anno (secondo i calcoli della difesa) Antonio Elefante, boss del clan di Scanzano e suocero del capoclan libero Vincenzo D’Alessandro, potrebbe tornare a casa. Effetti di una sentenza a suo modo storica. Quella firmata dalla Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso straordinario firmato dall’avvocato Francesco Romano. Una vicenda giudiziaria complessa. Nel 2019 la Cassazione decide di non riconoscere la continuazione ad Elefante in relazione a due diverse sentenze: i 30 anni incassati per “Chalet” e i 12 anni di cella per il processo “Sigfrido”. Ma secondo la difesa, i giudici non avrebbero «adeguatamente motivato» quella scelta. Da qui il ricorso straordinario ritenuto fondato, lo scorso anno, dalla Suprema Corte. Qualche settimana fa il colpo di scena. La Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza precedente. In sostanza la difesa ha ragione e il processo per calcolare la pena complessiva è da rifare. Sarà ora la Corte d’Appello di Napoli a decidere se concedere o meno lo sconto di pena al boss. Ipotesi più che fondata, secondo i legali, alla luce dei precedenti.

Il ricorso record

Il caso Elefante, infatti, rappresenta un’assoluta rarità nel panorama della giustizia italiana. Su centinaia di ricorsi straordinari presentati in Cassazione negli ultimi tre anni ne sono stati accolti appena 9 (2 nel 2018 – 3 nel 2019 – 4 nel 2020). A questi, da qualche tempo, si è aggiunto quello a firma dell’avvocato Francesco Romano, il legale stabiese che aveva deciso di tentare la strada complessa del ricorso straordinario. Nel caso la Corte d’Appello decidesse di allinearsi a quanto stabilito dalla Cassazione, il boss potrebbe tornare libero nel giro di un anno.

Il conto alla rovescia

Elefante è infatti dietro le sbarre dal 2006. Ha già scontato 15 anni di reclusione e altri 9 anni li ha espiati in regime di custodia cautelare. Cifre che se si considerano gli sconti di pena (in genere ogni 4 anni di carcere un anno viene cancellato dal cumulo), per il boss la libertà potrebbe non essere poi così lontana. E si tratterebbe di una scarcerazione eccellente. Elefante, infatti, è stato condannato come capo promotore dell’organizzazione. Ed è stato considerato tra le figure chiave anche del processo “Sigfrido”. Una figura legata a doppio filo a quella di Vincenzo D’Alessandro, figlio del padrino Michele, indicato dai pentiti come l’attuale reggente della dinastia criminale specializzata in traffico di droga ed estorsioni.

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