Scavi di Pompei. La Corte dei Conti bacchetta Osanna: «Buffer zone ignorata»

Vincenzo Lamberti,  

Scavi di Pompei. La Corte dei Conti  bacchetta Osanna: «Buffer zone ignorata»

Pompei. La Corte dei Conti bacchetta il Grande Progetto Pompei e ne evidenzia le pecche riguardo alla possibilità di far crescere il turismo anche nei comuni vicini. Una stroncatura parziale del lavoro portato avanti dall’ex Soprintendente Massimo Osanna che, negli scorsi anni, aveva anche celebrato all’estero l’importanza di questi finanziamenti per la rinascita del sito archeologico pompeiano. Ed è proprio questo il punto: l’organismo contabile, infatti, chiede dove siano finiti i progetti per rilanciare le città di Ercolano, Torre Annunziata e Castellammare che, attraverso la buffer zone, dovevano ricevere fondi e possibilità di sviluppo. Ma, forse troppo preso dalle inaugurazioni a orologeria, dalle note sulla stampa nazionale, l’ex numero uno del Parco Archeologico di Pompei potrebbe aver dimenticato che nella stessa area insistono realtà di grandissimo rilievo che andrebbero valorizzate.

A dirlo è proprio la Corte dei Conti secondo la quale “la buffer zone, di cui si è cominciato a discutere nel 2018, resta una criticità”. Con i 105 milioni di euro, 2/3 dei quali dall’Unione europea, sono state realizzate 76 opere tra messa in sicurezza degli edifici componenti la parte dissepolta della città di Pompei e messa in sicurezza delle aree a ridosso delle regio, con una spesa complessiva di 96,48 milioni di euro. La Corte dei Conti raccomanda che ora si assicuri un regime ordinario di manutenzione del sito, per evitare degrado e crolli, anche attraverso il rafforzamento dell’organico del Parco Archeologico, che va adeguato per numero e competenze. Non sono poi stati centrati gli ulteriori obiettivi indicati dalla norme di riferimento (il d.l. n. 91/2013) che, recependo le raccomandazioni formulate dall’Unesco fin dal 2011, aveva previsto il recupero ambientale e la valorizzazione della cosiddetta buffer zone, costituita dalle aree archeologiche comprendenti e circostanti Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, con l’istituzione di un’apposita Unità Grande Pompei. Critiche dirette e senza fronzoli: “Nonostante l’Unità abbia provveduto a redigere nel 2018 il Piano di gestione del sito Unesco aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, ad oggi ancora non risulta essere intervenuto il contratto istituzionale di sviluppo, strumento indicato dalla legge finanziaria del 2018 per la realizzazione del Piano medesimo”, si legge in una nota.

La Sezione del controllo “raccomanda al Ministero della Cultura di promuovere la rapida definizione del contratto di sviluppo, il conseguente approntamento dei progetti da finanziare e la loro tempestiva realizzazione”. Un tema scottante che finisce ora sul tavolo del successore di Osanna che, nel frattempo, grazie è stato promosso al Ministero dei Beni Culturali. Merito sicuramente dei “buoni risultati di impiego dei 105 milioni di euro da risorse europee del Grande progetto Pompei, anche se bisogna occuparsi delle aree intorno gli scavi. Lo sottolinea sempre la Corte dei Conti approvando la gestione amministrativa del finanziamento di recupero e valorizzazione del sito archeologico. “Nonostante le difficoltà iniziali e il ritardo, dovuti sia alla complessità generale dell’attività di tutela dei beni archeologici sia al carattere nuovo e impegnativo dell’attività, il Grande Progetto Pompei presenta ad oggi un bilancio positivo, essendo stato impiegato proficuamente l’ingente finanziamento”.

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