Strage sulla Rampa, spunta una cartellina sparita dall’archivio del Comune

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Strage sulla Rampa, spunta una cartellina sparita dall’archivio del Comune

Atti spariti, cartelline scomparse. Istanze senza risposte, brogliacci “rubati” dall’archivio. Le dichiarazioni e le ordinanze firmate dall’ex capo dell’Ufficio Tecnico comunale, ora in carcere per induzione indebita. Un buco nero nel cuore del Comune di Torre Annunziata. Una voragine di misteri e dubbi apparsa ieri tra le pieghe dell’ultima udienza del processo sul crollo di Rampa Nunziante, la strage che all’alba del 7 luglio 2017 è costata la vita a otto persone, tra cui due bambini. Un vortice di misteri ripercorso in aula dall’avvocato Luciano Bonzani, legale di Massimiliano Bonzani, l’architetto imputato che rischia 14 anni di carcere per l’accusa di aver diretto i lavori al secondo piano della palazzina. Lavori che secondo i consulenti della Procura avrebbero indebolito l’immobile determinando il crollo. Già nella precedente udienza la difesa, rappresentata anche dall’avvocato Gennaro Ausiello, aveva ribadito che non «esistono prove in grado di dimostrare che fu Bonzani a dirigere i lavori». Ma ieri l’arringa difensiva si è concentrata su un altro aspetto della vicenda: la legittimità urbanistica dell’immobile. Un palazzo abusivo, secondo i consulenti dell’accusa. Un immobile legittimo, secondo la difesa di Bonzani. I legali hanno raccontato in aula di aver avviato, in questi anni, un’attenta indagine difensiva per trovare le prove di una licenza edilizia che il Comune avrebbe rilasciato qualche anno dopo la costruzione dell’immobile, a fine anni ’50. «Noi abbiamo fatto una serie di ricerche verso Utc, siamo andati 20 volte, abbiamo fatto decine di istanze e richieste di accesso agli atti. La settimana scorsa l’ingegnere che guida l’ufficio ci ha detto che hanno perso le nostre istanze e noi le abbiamo dovute ripresentare da capo», le parole dell’avvocato Bonzani. Un racconto dal quale emerge anche la figura dell’ex capo dell’Utc, Nunzio Ariano, arrestato a dicembre per aver intascato una tangente da 10.000 euro e testimone del processo. «Ci diede un incontro alle 2 del pomeriggio e ci consegnò 3 brogliacci che disse di aver “rubato” dalle segrete stanze del Comune». Da quelle indagini difensive i legali dicono di essere risaliti ad un’altra cartellina legata al palazzo. Cartellina nella quale poteva essere contenuta la licenza edilizia. Cartellina mai ritrovata però negli uffici del Comune. «Non trovare atti presso gli archivi dell’Utc è una circostanza ricorrente a Torre Annunziata, ce lo hanno confermato anche i test della Procura», la tesi della difesa di Bonzani. Al di là della questione sulla legittimità la difesa ha però anche ribadito l’assenza di relazioni tra quei lavori e la figura dell’architetto. E ha anche sottolineato che per accorgersi dell’imminente pericolo di crollo sarebbe stata necessaria la presenza, sul posto, di uno strutturista e non di un semplice architetto. Sempre nell’udienza di ieri ha discusso anche l’avvocato Camillo Tufano, difensore di Gerardo Velotto, ritenuto il proprietario di fatto dell’appartamento al secondo piano per il quale la Procura ha chiesto 11 anni di reclusione. Tufano ha provato a smentire tutti i testimoni, ribadendo che Velotto non aveva partecipato alle famose chat tra i vari inquilini e mettendo anche in dubbio le ragioni del crollo ipotizzate dai consulenti della difesa. Secondo l’avvocato, infatti, non furono abbattuti tramezzi e il maschio murario che sarebbe stato indebolito è «ancora lì» nello scheletro del palazzo crollato. Nelle prossime due udienze si concluderanno le discussioni difensive. Poi toccherà al giudice Francesco Todisco emettere il suo verdetto.

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