Omicidio a Torre Annunziata. L’urlo dei familiari contro il muro di omertà

Ciro Formisano,  

Omicidio a Torre Annunziata. L’urlo dei familiari contro il muro di omertà

Da un lato il dolore, straziante, che divora il sonno e spazza via ogni certezza. Dall’altra la rabbia per una tragedia senza senso, un’esecuzione terrificante avvenuta per il motivo più banale del mondo: un posto auto. In mezzo la solitudine, la sensazione di isolamento che prova chi è onesto in un mondo di barbari e bestie.

La solitudine che vive la famiglia di Maurizio Cerrato, l’uomo di Torre Annunziata barbaramente ucciso lunedì sera a colpi di cric per aver semplicemente difeso sua figlia. Solitudine che non vuol dire essere soli. Di messaggi e testimonianze di affetto, vicinanza ne stanno piovendo migliaia in queste ore di lacrime e lutto. La solitudine degli onesti è un’altra cosa. E’ il sentirsi impotenti di fronte al silenzio. Soli a parlare in una città che nemmeno davanti all’orrore riesce a destarsi dall’omertà. Troppo forte la paura, l’assuefazione al terrore. «Qualcuno ha visto, ma nessuno parla», ripetono le voci che si rincorrono in quella casa del corso dove da 48 ore non si smette di piangere.

Qualcuno potrebbe aiutare le indagini ma non lo fa. Qualcuno sa, ma non parla. Succede anche quando la camorra spara. Succede da anni a Torre Annunziata. Gli onesti sono soli, purtroppo. Ed era solo anche Maurizio quella sera. «E’ inverosimile che nessuno si sia accorto di nulla», ripetono i parenti di Maurizio scavando in fondo a quella ferita che non smette di sanguinare. Allora non resta altro che affidarsi alla giustizia. Quella che in questo pezzo di terra deve scavare in quei silenzi per cercare la verità. La magistratura alla «quale ci affidiamo sicuri che verrà fatta piena luce su questo delitto», come afferma l’avvocato Giovanni Verdoliva, il legale che assiste la moglie di Maurizio in questa terrificante vicenda.

Le indagini sono in corso. La Procura di Torre Annunziata sta provando a mettere insieme tutti i tasselli del mosaico investigativo. Sta provando a far luce tre le mille ombre alimentate da quei silenzi. Gli arresti “mediatici” per placare la rabbia non servono. I pm vogliono raccogliere tutte le prove possibili per ricostruire la vicenda e formulare accuse precise, inattaccabili.

«Lasciateci lavorare», l’unico commento che arriva dalle stanze del tribunale. L’autopsia non è stata ancora fissata. Forse si attende che venga stretto definitivamente il cerchio attorno ai sospettati per consentire ai presunti assassini di nominare i propri consulenti per l’esame autoptico. Una svolta che potrebbe arrivare tra qualche giorno. Solo allora la salma sarà restituita alla famiglia e potranno essere celebrati i funerali. L’ultimo abbraccio a Maurizio. L’ultimo saluto a quell’uomo onesto morto per difendere sua figlia.

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