La casa della mamma del boss o’ minorenne era diventata il covo del nuovo clan di Poggiomarino

Andrea Ripa,  

La casa della mamma del boss o’ minorenne era diventata il covo del nuovo clan di Poggiomarino

La base operativa della nuova organizzazione criminale era all’interno di un piccolo appartamento a due passi dal centro storico di Poggiomarino. Un’abitazione all’apparenza insospettabile, ma che negli anni difficili in cui Rosario Giugliano, detto o’ minorenne, provava a organizzare un gruppo criminale che togliesse spazio allo storico sodalizio criminale s’era trasformato in un covo di pregiudicati. Riunioni, sempre più importanti, si tenevano in quella casa, due camere e cucine, alle porte di Poggiomarino. Lì Rosario Giugliano, secondo quanto raccolto durante le indagini, teneva gran parte dei suoi incontri. Anche con gli imprenditori che finivano nella rete del nuovo padrino, a cui – secondo i racconti delle vittime – o’ minorenne «chiedeva piaceri». Dalla possibilità di aprire un’attività commerciale, alla richiesta di poter utilizzare dei camion per alcune spedizioni verso nord. Si parla anche di questo nelle oltre mille pagine di ordinanza che lunedì mattina hanno inchiodato la nascente cosca di Rosario o’minorenne e dato un’ulteriore spallata a quella già esistente facente capo a Antonio Giugliano, detto o’ Savariello. Un’inchiesta che s’è scontrata con il silenzio del nuovo padrino di Poggiomarino due giorni fa, finito davanti ai giudici per l’interrogatorio di garanzia. Rosario o’ minorenne non ha voluto rispondere alle domande dei magistrati – nell’ambito di un’altra inchiesta gli è stato anche confermato il carcere per l’agguato all’ex pentito, Carmine Amoruso – che gli hanno chiesto anche dei numerosi incontri tenuti a casa della mamma con alcuni dei più importanti imprenditori della zona. In alcuni casi inviava degli emissari presso le aziende per contattare gli imprenditori. «C’è Rosario che vuole parlare con voi», dice uno dei più vicini “collaboratori” di Giugliano al titolare di una ditta di trasporti. Lo stesso al titolare di una ditta di ortofrutta. Tutti invitati presso l’abitazione della madre: la vera base operativa del nuovo clan che nel 2015 aveva cominciato a muovere i primi passi dopo il ritorno di Rosario o’ minorenne a Poggiomarino. E il clima di timore trasmesso agli imprenditori finiti sotto torchio – tra questi anche un ex consigliere comunale, pestato proprio in quei mesi probabilmente da alcuni soldati della banda criminale del killer di Galasso, – finisce all’interno di quelle carte. In una città fortemente trasformata dal clima di paura e tensione che negli anni si respirava. Uno spaccato che emerge dall’inchiesta coordinata dalla procura dell’Antimafia di Napoli, portata alla luce lunedì mattina con gli arresti eccellenti effettuati all’alba tra Poggiomarino e l’agro sarnese. Arresti che hanno decapitato la cosca nascente che faceva capo a Rosario Giugliano, detto o’ minorenne, e hanno sollevato quel lenzuolo di omertà sulla guerra tra due bande criminali – una storicamente legata al clan Fabborcino e l’altra nata sulle orme del boss pentito Pasquale Galasso – che negli ultimi anni, a partire dal 2015, si sono pestate i piedi per imporre la propria legge criminale sul territorio.

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