Rifiuti e cemento, in Campania l’affare delle ecomafie in mano a 90 clan

Ciro Formisano,  

Rifiuti e cemento, in Campania l’affare delle ecomafie in mano a 90 clan

Un giro d’affari da centinaia di milioni di euro che fa gola a 90 clan. Due province, quelle di Napoli e Salerno, che rappresentano l’epicentro del business. Cemento, rifiuti, incendi, reati contro la fauna e persino il saccheggio di reperti archeologici sono i sistemi che i boss utilizzano per lucrare sulla pelle di una intera regione. Una regione dove si muore di tumore più che altrove. Una regione in mano alle ecomafie, come racconta con crudezza l’ultimo dossier firmato da Legambiente Campania. Una fotografia sconvolgente dell’ultimo decennio di scempi e disastri. In 10 anni sono 44.000 i reati contro l’ambiente accertati sul territorio regionale. Vuol dire che ogni giorno, negli ultimi 10 anni, sono stati scoperti 13 reati di questo tipo. Numeri possibili grazie alla nuova consapevolezza dello Stato sugli eco-crimini. Un dato certificato dai 158 procedimenti penali aperti e dal sequestro di oltre 32,7 milioni di euro. Ma per questo virus non è stato ancora trovato un vaccino efficace, come dimostrano le 10 milioni di tonnellate di rifiuti sversati illegalmente. Un dramma che sotto al Vesuvio conoscono bene, specie nel triangolo tra le periferie di Ercolano, Terzigno e Boscoreale. Nel 2019 gli eco-reati in Campania sono cresciuti del 44%, dice Legambiente. E a mettere le mani sui soldi prodotti delle ecomafie c’è un manipolo di imprenditori, funzionari e persino amministratori pubblici «collusi». Personaggi borderline che avrebbero aperto le porte alla camorra. A quei 90 clan  «attivi in tutte le filiere», come racconta il dossier sottolineando quanto emerso da diverse inchieste giudiziarie. «I numeri dimostrano come il crimine ambientale sia essenzialmente un crimine d’impresa – dichiara Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania–  Se le mafie continuano a essere una minaccia per l’ambiente e gli ecosistemi, una parte rilevante la giocano, come sempre, imprese, imprenditori e professionisti spregiudicati e senza scrupoli e pubblici dipendenti infedeli avvinti dalla corruzione». Un altro tema delicato è quello degli abusi edilizi, un business enorme che coinvolge soprattuto la provincia di Napoli. A Torre del Greco, una delle maggiori città della fascia costiera, ci sono 13.000 richieste di condono: una ogni 7 abitanti. E nella sola area vesuviana sono 40.000 gli immobili abusivi oggetto di richiesta di sanatoria. Uno scempio da cancellare secondo Legambiente: «Siamo ancora in attesa delle ruspe per abbattere il cemento illegale, una delle ferite aperte della nostra regione alimentata da una classe politica che continua a proporre condoni per meri calcoli elettorali».  Nel dossier si parla anche dai corruzione ambientale e del rischio concreto che i 230 miliardi di euro in arrivo per creare un paese più sostenibile sotto il profilo ambientale possano finire nelle mani delle mafie. «Dobbiamo evitare in ogni modo che anche un solo centesimo degli oltre 240 miliardi di euro possa finire nella rete degli ecocriminali», dice il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani. Sotto i riflettori il fiume Sarno, al centro delle indagini di tre Procure (Torre Annunziata, Nocera Inferiore e Avellino) che danno la caccia agli ecocriminali.

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