Sorrento. Stop alle 48 case, la coop chiede 5 milioni di danni al Comune

Salvatore Dare,  

Sorrento. Stop alle 48 case, la coop chiede 5 milioni di danni al Comune

Cinque milioni di euro. E’ la richiesta di risarcimento presentata dalla Cooperativa edilizia penisola sorrentina che cita in giudizio il Comune di Sorrento per la mancata realizzazione del Piano casa in località Atigliana. La coop aveva ottenuto il permesso per costruire 48 alloggi ma secondo Tar e Consiglio di Stato il piano non poteva essere eseguito perché ritenuto in contrasto con Put e Puc. Ceps, presieduta da Nicola Esposito, è rappresentata dall’avvocato Massimo Mandara che ha predisposto un corposo atto di citazione. La richiesta, fa sapere la cooperativa, «configura un consistente danno patrimoniale documentato dagli ingenti esborsi finalizzati alla costruzione degli appartamenti nonché un danno non patrimoniale, come il danno d’immagine recato alla Ceps e ai suoi soci e di cui si chiede al giudice la quantificazione. Danni derivanti dalla lunga, estenuante e defatigatoria attività procedimentale ad opera dell’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Giuseppe Cuomo e dal dirigente responsabile dell’ufficio tecnico, la cui condotta ondivaga aveva ingenerato affidamento incolpevole in Ceps nel periodo che va dal deposito del progetto fino all’annullamento del permesso a opera del Consiglio di Stato». Nel mirino della coop anche l’ingegnere Alfonso Donadio, funzionario comunale. «Ceps, senza sua colpa, aveva confidato nella legittimità apparente del procedimento e nella buona fede e correttezza della condotta dell’ente già messa in guardia dalle osservazioni emerse nel corso dell’istruttoria procedimentale ad opera della Città Metropolitana poi disattese dal Comune di Sorrento venendo meno al rispetto dei principi generali di comportamento di cui all’articolo 97 della Costituzione, quali la perizia, la prudenza, la diligenza, la correttezza. Una vicenda dagli esiti paradossali in cui il cittadino avrebbe dovuto aspettarsi uno sforzo maggiore in termini di correttezza, lealtà, protezione e tutela dell’affidamento. Cartina di tornasole di questo comportamento dell’amministrazione e del dirigente Donadio, la convenzione che con una specifica relazione propositiva del dirigente veniva fatta propria dall’amministrazione con delibera di consiglio 34 del 2015 e approvata tra parte pubblica e privato/Ceps, ma che non veniva sottoscritta se non dal commissario ad acta nell’ottobre 2017. Due anni dopo. Perché?» chiede Esposito. Quindi le sentenze di Tar e Consiglio di Stato che, a detta di Ceps, «hanno causato un notevole dispendio documentato in circa 800mila euro per costi e spese nel corso dell’ampio arco temporale entro cui si è protratto il procedimento conclusosi solo con un provvedimento del commissario ad acta e non dell’ente. Un danno perpetrato nel tempo con il lungo iter di approvazione del permesso poi annullato durato oltre sette anni, con un’evidente lesione anche del diritto soggettivo all’autodeterminazione negoziale avendo il ritardo nell’adozione del provvedimento indotto la cooperativa al compimento di scelte (che non avrebbe compiuto) che sono state fonti di perdite e mancati guadagni (che avrebbe potuto realizzare) se avesse ricevuto una tempestiva e chiara risposta dalla pubblica amministrazione».

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