Carolei, strangolato e fatto sparire nel nulla: alla sbarra i killer dei D’Alessandro

Ciro Formisano,  

Carolei, strangolato e fatto sparire nel nulla: alla sbarra i killer dei D’Alessandro

In fondo alla sua tomba non c’è una bara ma un mistero. Il giallo di un delitto agghiacciante, il manifesto della ferocia della camorra. Torturato, strangolato, caricato in un sacco della spazzatura e fatto sparire nel nulla. A 9 anni da quel massacro il pubblico ministero dell’Antimafia, Giuseppe Cimmarotta – il magistrato che indaga sugli affari della camorra stabiese – ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per i presunti assassini di Raffaele Carolei, parente del boss Paolo ed ex esponente del clan Omobono-Scarpa. Carolei è stato vittima di “lupara bianca” Il prossimo 7 luglio è fissata, dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli, la prima udienza del processo a carico di Giovanni Savarese e Gaetano Vitale. Entrambi sono accusati di omicidio. Entrambi rischiano l’ergastolo. Entrambi sono finiti nel mirino dei racconti del super pentito di Castellammare di Stabia, Pasquale Rapicano, ex sicario del clan D’Alessandro. Savarese e Vitale, a marzo, si sono visti notificare, per questa vicenda, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il fulcro chiave dell’indagine sono, appunto, le dichiarazioni dei pentiti Pasquale e Catello Rapicano. I due collaboratori – che hanno ammesso di aver partecipato all’omicidio – hanno raccontato le ragioni di quel massacro. La morte di Carolei, infatti, rappresenterebbe una vendetta dei D’Alessandro nei confronti della cupola degli Omobono-Scarpa, il clan che all’alba del nuovo millennio ha provato a spodestare i boss di Scanzano per mettere le mani sugli affari illeciti a Castellammare di Stabia. Una faida che costò la vita anche a Giuseppe Verdoliva, autista e braccio destro di Michele D’Alessandro e Antonio Martone, cognato del padrino defunto. Una condanna a morte eseguita con 8 anni di ritardo perché quelli di «Scanzano hanno la memoria lunga», come racconta in uno dei suoi verbali proprio Pasquale Rapicano. Carolei, dicono i pentiti, venne attirato con l’inganno in una casa popolare dove abitava Catello Rapicano. E qui sarebbe stato ucciso da Vitale, Savarese e dai due pentiti. Il corpo sarebbe poi stato affidato ad un altro soggetto ma ad oggi il cadavere non è mai stato ritrovato. Una ricostruzione che i legali degli imputati (Savarese è difeso dall’avvocato Antonio de Martino, mentre Vitale dagli avvocati Giuliano Sorrentino e Carlo Taormina) proveranno a contrastare durante il dibattimento che si aprirà tra qualche mese.

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