Boscoreale. Piano Napoli, strappo Casillo-sindaco

Pasquale Malvone,  

Boscoreale. Piano Napoli, strappo Casillo-sindaco

Dovevano essere il vanto della città di Boscoreale per rilanciarne l’immagine sul piano turistico. Ma dopo l’ultimazione dei primi due lotti di interventi nell’ambito del PRU (Programma di Recupero Urbano) nel Piano Napoli di Villa Regina, il risultato non è certo entusiasmante, tutt’altro. Cemento e asfalto, asfalto e cemento: nulla più. Entrambe le opere (l’area di sosta per gli autobus e quella antistante il museo archeologico) sono un pugno nell’occhio al buongusto e alla storia. Ed è lo stesso Mario Casillo, capogruppo consiliare del Pd, tra sconcerto e indignazione, a rimarcare tutta la sua delusione per un progetto nel quale ci aveva messo la faccia e per il quale si era prodigato per intercettare milioni di finanziamenti. Lui ci ha creduto, e ci crede ancora, che Boscoreale, con la sua villa rustica del ‘79 d.C., insieme a Oplontis e Pompei, potesse diventare una meta consolidata del turismo internazionale. Lui ci ha creduto, qualcun altro evidentemente no.

Casillo punta il dito nei confronti di chi avrebbe dovuto vigilare i lavori e non lo ha fatto. «Dispiace che a Boscoreale chi è chiamato a seguire la cosa pubblica non l’abbia fatto con la giusta attenzione» ha detto l’onorevole Casillo senza troppi di giri di parole. Non fa nomi, ma appare evidente il riferimento all’assessore Ida Trito e al consigliere Gaetano Campanile, entrambi del Partito Democratico, responsabili dell’intero programma che prevede il recupero e la realizzazione di ben sette opere pubbliche a beneficio del quartiere popolare. Accuse che, inevitabilmente, travolgono come una slavina lo stesso sindaco Antonio Diplomatico, di nuovo bersagliato dal cosiddetto «fuoco amico». Ma questa, almeno per ora, è un’altra storia.

Al «j’accuse», che avrà inevitabilmente ripercussioni politiche, sono seguite le scuse di Casillo ai boschesi «perché gli interventi non fanno certo onore alla nostra cittadina. Mi attiverò per renderle maggiormente funzionali e gradevoli esteticamente». Quali sono le opere della discordia che rischiano di far saltare qualche poltrona? La prima si trova a via Settetermini ed è stata progettata per risolvere il problema della sosta degli autobus turistici, che nel rilancio dell’economia rappresentano i vettori necessari per il trasporto dall’esterno. Oltre alla realizzazione di cinque stalli, l’area doveva essere completamente circondata dal verde. A parte qualche giovane arbusto, l’ampio utilizzo del cemento non rende certo giustizia alla “terra della pietra lavica”. L’altra opera, ancora più attesa, era stata concepita come uno spazio di aggregazione sociale, nel quale trovano posto zone di sosta, alcune delle quali dedicate al tempo libero e allo svago, con ampia area destinata al gioco dei bambini più piccoli, arredata con scivoli e altalene. Il tutto davanti alla famosa villa rustica di epoca romana. Entrambe le opere sono costate circa 700mila euro, ma gli investimenti per tutta l’area sono di svariati milioni.

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