Racket e omicidi, c’è un nuovo pentito a Ercolano: trema la Gomorra del Vesuvio

Ciro Formisano,  

Racket e omicidi, c’è un nuovo pentito a Ercolano: trema la Gomorra del Vesuvio

Per ora i suoi verbali sono secretati. Ma i primi racconti resi all’Antimafia potrebbero aprire nuovi squarci in indagini già aperte e dar vita e nuovi fronti investigativi sinora inesplorati. Racket, omicidi, agguati. Le strategie passate e presenti di un clan di cui ha fatto parte negli anni più cruenti. Quelli della faida di camorra. Quelli della spietata mattanza tra i Birra e gli Ascione-Papale. Il pentimento di Antonio Sannino, ex killer al servizio della cosca con base tra Ercolano e Torre del Greco, può rappresentare uno snodo cruciale per la lotta alla criminalità organizzata all’ombra del Vesuvio. Sannino è stato un uomo del clan, un soldato, un assassino che ha vissuto nella trincea della faida. Conosce i misteri dei vicoli di Gomorra.

E forse anche i rapporti incestuosi imbastiti dai boss con personaggi insospettabili, sinora non lambiti dalle indagini dell’Antimafia. Ma il pentimento dell’ex killer di Salvatore Barbaro, il cantante innocente ucciso per errore dal clan nel 2009, potrebbe avere una valenza ancora più importante. Sebbene detenuto negli ultimi anni, Sannino potrebbe essere a conoscenza anche delle recenti dinamiche della cosca. Un clan che proprio in questi anni ha visto la scarcerazione di diverse figure di spicco. Personaggi influenti che avrebbero – sostengono i magistrati – anche la caratura per poter riorganizzare le file delle organizzazioni criminali.

Il suo nome, comunque, si aggiunge al già corposo  esercito di collaboratori di giustizia della camorra vesuviana. Sannino è il quarantesimo pentito della criminalità organizzata del “Miglio d’Oro”, il quarantesimo affiliato che ha deciso di voltare le spalle alla camorra negli ultimi dieci anni. Un record assoluto grazie al quale gli inquirenti, in 13 anni, sono stati in grado di assestare colpi durissimi alle consorterie criminali, svelando oltre 30 omicidi irrisolti e spingendo al carcere duro decine di padrini. Un esercito che si compone di nomi eccellenti. Da Costantino Iacomino, il fondatore del clan poi federato con i Birra, a Francesco Raimo, l’assassino della Cuparella i cui racconti sono finiti persino al centro del processo per la strage di mafia che costò la vita al giudice Paolo Borsellino. E ancora Antonio Birra, fratello di Giovanni, e unico discendente di sangue di quel casato criminale a decidere di collaborare con la giustizia.

E ancora le donne boss: Chettina Cordua dei Birra e Antonella Madonna, quest’ultima ex moglie del padrino Natale Dantese, l’uomo condannato in Cassazione all’ergastolo per aver ordinato il massacro nel quale perse la vita il povero Salvatore Barbaro. Un esercito di collaboratori di giustizia che potrebbe svelare gli ultimi misteri irrisolti della camorra vesuviana. Vent’anni di storia, di estorsione, di sangue e delitti. Vent’anni di vendette e guerre terrificanti. Vent’anni di intrecci drammatici e di rifiuti sepolti nelle cave del Vesuvio, come quelli che il killer pentito Ciro Gaudino ha fatto scoprire ai magistrati qualche anno fa in un terreno ai piedi del vulcano. Un esercito di pentiti che con verbali e rivelazioni può davvero assestare un colpo decisivo all’impero di Gomorra.

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