Il giro d’affari dei re delle truffe: ventimila conti correnti pronti per essere saccheggiati

Ciro Formisano,  

Il giro d’affari dei re delle truffe: ventimila conti correnti pronti per essere saccheggiati

Ventimila numeri. Una lista infinita di contatti telefonici. Un “papello” acquistato per 380 euro da un tale “Phuddy” che sarebbe valso affari per centinaia di migliaia di euro. Dietro quei numeri, infatti, ci sarebbero ventimila potenziali vittime dell’articolato sistema di truffe informatiche gestite – secondo la procura di Torre Annunziata – da sette ragazzi di Torre del Greco. E’ uno dei tanti retroscena che emergono dall’inchiesta che martedì mattina ha portato all’arresto di Antonio e Raffaele Perna, di Giovanni Montella, Giuseppe Stupore, Giuseppe Cascone, di Aniello e Giuseppe Vitiello. Sono accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alle frodi informatiche. Sono 92 gli episodi contestati dall’indagine condotta dalla polizia postale di Napoli e dagli agenti del commissariato di Torre del Greco. Un giro d’affari stimato in circa 94.000 euro. Ma il business potrebbe essere assai più redditizio. In un passaggio dell’ordinanza cautelare notificata nelle scorse ore, infatti, si fa riferimento ad un’operazione condotta da Antonio Perna, ritenuto dagli inquirenti il promotore e l’organizzatore del sodalizio. La mente dell’ingegnoso raggiro. Perna, scrive il gip nell’ordinanza, era colui che si occupava «di comprare le liste dei numeri di clienti» e di inviare i suoi complici agli sportelli per ritirare i soldi. L’acquisto delle liste – secondo il sistema raccontato dagli inquirenti – serviva per far scattare il così detto phishing. Recuperati i numeri, il gruppo inviava ai correntisti messaggi via Sms ai quali faceva seguito una chiamata dei finti dipendenti della banca (in realtà poi individuati in alcuni indagati). Le vittime, convinte di parlare davvero con un addetto dello sportello, offrivano a chi stava dall’altra parte del telefono tutti i dati necessari. Dati che poi venivano utilizzati per effettuare una marea di prelievi ai bancomat dai conti delle vittime. Un affare enorme quello raccontato tra le pagine dell’ordinanza firmata dal gip del tribunale di Torre Annunziata. Al punto che in alcune intercettazioni i sospettati parlano dell’acquisto di case e oggetti di lusso attraverso – sostiene la procura – l’utilizzo degli incassi illeciti legati all’attività di frode. Un’attività frenetica. Basti pensare che i 92 episodi contestati sono tutti concentrati nel periodo che va da gennaio a settembre del 2020. Un’attività che non si sarebbe fermata nemmeno durante il lockdown dello scorso anno. Gli investigatori – attraverso l’installazione di alcune microspie – hanno accertato che la base operativa del gruppo, nei vari viaggi a Roma o a Napoli, veniva collocata negli alberghi. Come la stanza 224 di un hotel della Capitale nella quale le telecamere nascoste hanno ripreso – sostiene l’accusa – l’intera attività del gruppo. Dalle chiamate effettuate da Antonio Perna che si sarebbe spacciato per un tale signor “Colucci”, passando per il via vai di persone (gli altri indagati) che fanno su e giù tra albergo e sportelli bancari. Indizi ritenuti schiaccianti dagli inquirenti. Accuse dalle quali dovranno ora difendersi i sette sospettati destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare.

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