Pompei, il piano segreto per riempire la città di ripetitori 5G

metropolisweb,  

Pompei, il piano segreto per riempire la città di ripetitori 5G

Stop alle antenne 5G in via Crapolla, i residenti inaspriscono la protesta. “Porteremo il caso all’attenzione della prefettura di Napoli. Manifesteremo con un sit-in tutte le nostre preoccupazioni al Prefetto Valentini. Abbiamo ormai capito che il Comune di Pompei, da più di sei mesi, ci sta prendendo in giro. Meglio allora interessare le istituzioni sovraordinate” anticipano e al contempo denunciano i portavoce del comitato per il “no” Articolo 32 per il Diritto alla Salute: composto da circa 25 famiglie residenti in via Crapolla II, la strada di Pompei individuata dal colosso telefonico Iliad Spa per installare un presunto ripetitore dei “veleni” 5G. Tecnicamente si tratta di un’antenna stazione base radio – cosiddetta di quinta generazione – che la Iliad vorrebbe piazzare in un terreno privato di via Crapolla.
Il lotto di terra attenzionato dal gigante telefonico confina con 25 abitazioni, occupate oggi da mamme, papà e bambini: famiglie che più volte, da oltre 6 mesi, si dicono “preoccupate per le ricadute rischiose, soprattutto sulla salute dei nostri figli, alcuni già affetti da malattie rare, della sperimentazione della nuova tecnologia”. Nello specifico la querelle, divenuta anche giudiziaria, si trascina da oltre un anno. Il caso, di recente finito dinanzi al Tar Campania, vede contrapposti il Comune, il gigante della telefonia Iliad, infine il comitato per il “no”. Nell’aprile scorso, i vertici di Iliad hanno trascinato in giudizio l’Amministrazione di Pompei.
L’avvocato del colosso telefonico, Filippo Pacciani, ha scritto un ricorso ai giudici per ottenere una sentenza che definisca “illegittimo il silenzio inadempimento serbato dal Comune” in merito alla richiesta di autorizzazione paesaggistica presentata a Palazzo De Fusco dal colosso Iliad. La richiesta, presentata a Giugno 2020, era utile a iniziare il lungo iter burocratico che avrebbe infine portato alla realizzazione del ripetitore 5G. Dopo 6 mesi di lotte, culminate in un primo e simbolico sit-in di protesta sotto la sede del Comune di Pompei, l’amministrazione guidata dal sindaco Carmine Lo Sapio, lo scorso 26 marzo, decise di bloccare per 6 mesi l’installazione delle antenne sul territorio. “Con l’ordinanza” si legge “si vieta a chiunque la sperimentazione o l’installazione del 5G sul territorio in attesa dell’approvazione di un regolamento del consiglio comunale per assicurare il corretto insediamento urbanistico degli impianti”.
La bozza di regolamento è ora pronta “ma il Comune la tiene serrata nei cassetti di Palazzo de Fusco. Il nostro sospetto è che il consiglio comunale stia prima aspettando la conclusione dell’iter autorizzativo in favore della Iliad, rinviando al più possibile la discussione del regolamento, che così, una volta approvato, non avrebbe effetto retroattivo. Ci sembra una presa in giro. Stanno giocando sulla nostra pelle” denunciano ancora i portavoce del comitato che ha aperto il fronte dello scontro. In effetti il V Settore Tecnico del Comune di Pompei – si tratta dell’ufficio competente, tra le altre materie, in sanità, qualità urbana, edilizia privata – ha già stilato la bozza di regolamento: 11 pagine più un allegato, che indica le aree cittadine in cui la sperimentazione del 5G sarebbe possibile “nel rispetto del principio di precauzione, tendendo alla minimizzazione dell’esposizione umana alle onde elettromagnetiche con particolare riferimento ai siti sensibili” si legge nel documento. La bozza, ancora, è composta da 15 articoli. Nello stesso documento il Comune di Pompei considera “ospedali, case di cura e di riposo, edifici adibiti al culto, scuole e asili nido, luoghi di detenzione e pena, oratori, centri sociali, orfanotrofi, strutture sanitarie” come siti sensibili.
Il regolamento, però, resta ancora nel cassetto: entrerà in vigore soltanto dopo la discussione e l’approvazione in consiglio comunale. Nel frattempo, la protesta si inasprisce. Il caso finirà in Prefettura.
Salvatore Piro

CRONACA