Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, trasferiti 30 detenuti vittime dei pestaggi

Redazione,  

Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, trasferiti 30 detenuti vittime dei pestaggi

Tensione sempre alta sulla vicenda delle violenze al carcere di Santa Maria Capua Vetere, con gli agenti della Penitenziaria ancora nel mirino: dopo lo striscione minaccioso trovato a Roma l’altro ieri, uno striscione e un manifesto sono apparsi questa volta a Cagliari. Ritrovamenti che si stanno facendo più frequenti dopo le notizie sulle violenze ai danni dei detenuti avvenute nel carcere casertano il 6 aprile 2020 che hanno portato otto agenti in carcere, 18 ai domiciliari, mentre 23 sono stati sospesi e tre raggiunti dall’obbligo di dimora. Sul manifesto, affisso su una delle colonne del porticato di via Roma a Cagliari, tra l’altro, si legge: “Non lasciamo soli i detenuti…isoliamo le guardie”. Sullo striscione, invece, trovato nel quartiere San Michele, si legge: “Da S. Maria Capua Vetere a Uta. Non esistono mele marce. Il carcere è una tortura”. E che per i poliziotti della Penitenziaria siano giorni tra i più difficili, lo si evince anche dal primo atto siglato dal provveditore reggente delle carceri della Campania Carmelo Cantone , inviato dal Dap per sostituire il provveditore Antonio Fullone, destinatario di una interdizione dai pubblici uffici in quanto coinvolto nell’indagine sui pestaggi (è indagato per favoreggiamento e depistaggio). In una circolare, Cantone consiglia infatti agli agenti di recarsi a lavoro in abiti civili e non con la divisa. Una decisione presa, secondo quanto si apprende, per tutelare i componenti del Corpo finiti al centro dell’attenzione dopo l’ “orribile mattanza” come l’ha definita il gip Sergio Enea, dell’aprile 2020. Sono inoltre moltissimi, denunciano in una nota congiunta il presidente del sindacato di Polizia Penitenziaria Uspp, Giuseppe Moretti, e il segretario regionale della Campania, Ciro Auricchio, “i messaggi deliranti contro gli agenti della polizia penitenziaria apparsi sui social, messaggi che non sembrano minacce trascurabili, e che stanno sollecitando l’allerta anche per il personale impegnato nelle scorte a testimonianza”. Sulla stessa falsariga Gennarino De Fazio, segretario della UILPA Polizia Penitenziaria, secondo cui “si susseguono gli striscioni e i comunicati diffusi anche da frange eversive e inneggianti all’odio verso il Corpo di polizia penitenziaria e suoi singoli appartenenti. Il clima è sempre più pesante e pericoloso”. Intanto gli effetti dell’indagine si ripercuotono anche sui detenuti del Reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove avvennero i pestaggi; una trentina di reclusi vittime dei pestaggi è stata infatti trasferita in altre carceri campane come Carinola (Caserta) e Ariano Irpino (Avellino) e la maggior parte di altre regioni, come Modena, Civitavecchia, Perugia. La decisione è stata presa dal Dap d’intesa con la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, per tutelare i detenuti. “E’ una scelta senza senso – dice la garante dei detenuti della provincia di Caserta Emanuela Belcuore – in quanto per un anno denuncianti e denunciati sono stati faccia a faccia; è una scelta che danneggia solo i detenuti”.

CRONACA