In Lamborghini e Porsche con i soldi delle frodi fiscali: arresti e sequestri per 128 milioni

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In Lamborghini e Porsche con i soldi delle frodi fiscali: arresti e sequestri per 128 milioni

Nocera Inferiore. Ostentavano le ricchezze accumulate: ne sono un esempio le auto di lusso, come Lamborghini e Porsche, rigorosamente intestate a società estere, sfoggiate in occasione delle inaugurazioni dei distributori di carburante via via acquistati. Emerge anche questo dall’inchiesta della Procura di Nocera Inferiore, diretta da Antonio Centore, che ha fatto luce su una maxi evasione fiscale messa in piedi da due organizzazioni nel settore dell’import di carburante dall’estero.

La Guardia di Finanza ha arrestato quattro persone ed eseguito contestualmente un sequestro di beni, per oltre 128 milioni di euro, tra i quali figurano anche 27 veicoli commerciali utilizzati per il trasporto dei carburanti, quote societarie, i compendi aziendali di 9 imprese, 2 depositi commerciali, 10 impianti di distribuzione e un’imbarcazione di lusso. Contestati, oltre al contrabbando internazionale di prodotti petroliferi, anche i reati di autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni.

Da questa mattina oltre 200 finanzieri sono al lavoro nelle province di Salerno, Napoli, Potenza, Roma, Chieti, L’Aquila, Mantova e Milano. Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Salerno, coordinate dal sostituto procuratore Roberto Lenza, hanno ricostruito l’attività di due distinte associazioni criminali dell’Agro nocerino-sarnese, dedite alla commercializzazione di carburante adulterato, importato da diversi Paesi esteri eludendo il pagamento delle imposte. Già a partire dal 2018, gli approfondimenti della Guardia di Finanza avevano consentito il sequestro di 13 autocisterne con oltre 500mila litri di prodotto petrolifero di contrabbando e l’arresto in flagranza di 4 soggetti. S

ono stati disposti anche i domiciliari per altri quattro promotori ed organizzatori di una delle due associazioni. Tra Lombardia, Abruzzo, Lazio, Campania e Basilicata, sono stati anche vincolati 27 veicoli commerciali utilizzati per il trasporto dei carburanti, nonché quote societarie, i compendi aziendali di 9 imprese, 2 depositi commerciali, 10 impianti di distribuzione, un’imbarcazione di lusso. Nonostante ciò, cinque degli indagati, reimpiegando i proventi delle attività illecite all’estero e risultando a tutti gli effetti privi di qualsiasi fonte reddituale, hanno potuto pure presentare la domanda per il reddito di cittadinanza.

Dopo essere state sottoposte, in una base logistica in Slovenia, ad un processo di adulterazione che le rendeva idonee alla carburazione, le partite di merce venivano caricate su autocisterne dirette in Italia, scortate da documentazione fiscale del tutto falsa, che gli autisti avevano cura di distruggere non appena varcata la frontiera, sostituendola con quella di accompagnamento specificamente prevista per coprire il restante tragitto nel territorio nazionale (attestando il trasporto di gasolio per autotrazione ad imposta assolta).

I carichi irregolari proseguivano, infine, verso un deposito petrolifero dell’hinterland milanese, hub di distribuzione attraverso il quale le partite di carburante venivano immesse tranquillamente in consumo, presso distributori all’ingrosso e tramite la rete delle pompe bianche gestite da membri delle associazioni o comunque da società clienti. Queste condotte illecite, solo di accise, hanno determinato complessivamente un’evasione fiscale di oltre 11 milioni di euro , mentre la perdita per il Fisco è stata quantificata in quasi 99 milioni di euro.

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