Omicidio a Lettere, sequestrata una pistola

Gaetano Angellotti,  

Omicidio a Lettere, sequestrata una pistola

Potrebbe arrivare presto ad una svolta decisiva l’inchiesta sull’omicidio di Domenico Giordano, il 73enne di Lettere trucidato domenica sera in via Fiocco, frazione Depugliano, mentre rincasava verso le 22.

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Castellammare, coordinate dalla procura di Torre Annunziata, proseguono infatti speditamente, e sin dalle primissime ore si è avuta la sensazione che possano approdare ad un esito da un momento all’altro. Anche perché nella giornata di ieri è stata trovata e sequestrata quella che potrebbe risultare l’arma del delitto: una pistola da cui potrebbero essere partiti i tre colpi con cui è stato ucciso l’ex maresciallo della Guardia di Finanza. Esclusa nell’immediatezza la pista camorristica anche in base alla modalità dell’agguato, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata sull’ipotesi di una vendetta privata. E le prime risultanze investigative, così come il racconto delle prime persone ascoltate, ha rafforzato questa pista, spingendo i militari a stringere il cerchio dei sospetti intorno a due persone, in particolare. Si tratta di due uomini, padre e figlio, che con Domenico Giordano avevano dei dissapori di lunga data per una causa di prelazione agraria su un terreno. Entrambi sono stati ascoltati dagli inquirenti e sottoposti alla prova del guanto di paraffina, alla ricerca di evidenze scientifiche dell’ipotesi che possa essere stato uno dei due a sparare.

Non solo. Nella giornata di ieri è stata anche effettuata una accurata perquisizione in casa dei due sospettati, che si sono affidati al penalista stabiese Antonio de Martino. A seguito dei controlli effettuati, i militari hanno trovato e posto sotto sequestro una pistola e cinquanta munizioni, una delle quali esplosa.

Immediatamente sono partiti i rilievi tecnici affidati ai Reparti Investigativi Scientifici dei carabinieri, che serviranno a chiarire un aspetto cruciale: se quell’arma – detenuta legalmente dal proprietario, in possesso del necessario permesso – è compatibile con quella utilizzata dall’assassino di Domenico Giordano. Le forze dell’ordine, poi, hanno acquisito diverso materiale informatico che dovrà essere accuratamente esaminato, comprese le immagini di alcune telecamere di sorveglianza private poste nei pressi di alcune abitazioni della zona in cui è andato in scena l’agguato. Un delitto atroce sia per l’efferatezza con cui è stato eseguito, visto che l’assassino ha atteso con freddezza che la vittima rientrasse a bordo della sua auto, per sparargli praticamente a pochi passi dalla porta di casa; sia perché l’obiettivo del raid di morte era una persona estranea a qualsiasi dinamica criminale, che viveva un’esistenza semplice e laboriosa insieme al fratello e alla sorella, non sposati come lui. Un delitto che grida giustizia, con indagini lampo che molto presto potrebbero arrivare a una svolta.

A casa dei due sospettati trovati cinquanta proiettili e un’arma: via agli accertamenti scientifici

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