Torre Annunziata, imprenditori in fuga dalla città del racket

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Torre Annunziata, imprenditori in fuga dalla città del racket

C’è chi scappa per non pagare. C’è chi scappa per paura. C’è chi va via perché stanco delle continue pressioni della camorra. Imprenditori, commercianti che si sono pentiti di aver investito in questo lembo di terra circondato di bellezze ma assediato dai boss. Dall’inizio dell’anno sono decine gli imprenditori che hanno deciso di scappare da Torre Annunziata. Un piccolo esercito fuggito soprattutto a causa delle richieste pressanti, delle minacce, dei raid e delle intimidazioni messe a segno dai signori del pizzo. Dati già finiti nelle mani della Direzione Distrettuale Antimafia. I pm che indagato sulla criminalità organizzata all’ombra del Vesuvio sanno bene che in questi mesi la camorra ha rialzato la testa in città. E lo ha fatto tornando alla carica sul fronte delle estorsioni, ad oggi assieme alla droga il vero core business dei clan del territorio. Una morsa infernale capace di stritolare decine e decine di imprese. Un modo per incassare soldi da investire nella droga. Ma anche un sistema per rafforzare il controllo su un territorio dove è in atto una guerra. Le ultime inchieste della Dda hanno accertato l’esistenza di uno scontro tra i Gionta e alcuni nuovi gruppi criminali nati negli ultimi anni con l’obiettivo di mettere al tappeto i vecchi padrini. Una situazione incandescente raccontata anche dai numeri finiti al centro di indagini e informative. Cifre inquietanti che meglio di tante parole danno il senso dell’emergenza sicurezza che tiene in scacco la città. Un’emergenza sulla quale incombe l’ombra della camorra spietata e feroce, pronta a tutto pur di macinare soldi. Dall’inizio dell’anno – quindi negli ultimi 8 mesi – il bollettino di guerra parla di 15 bombe, 7 stese,  un omicidio, due raid armati. In tutto 25 episodi criminali quasi sempre legati a logiche camorristiche. Numeri ai quali oggi si sommano quei cartelli apparsi davanti a decine di attività commerciali: «Ci siamo trasferiti», recitano quelle scritte piazzate davanti a cancelli e saracinesche. Parole dietro le quali – secondo gli inquirenti – si nasconde molto di più. Si nasconde la paura delle vittime del pizzo, i timori di chi non riesce ad aprire una breccia nel muro di omertà che ormai da tanto, troppo tempo protegge i padrini di Torre Annunziata. Una camorra messa in ginocchio dagli arresti e dalle inchieste ma che conserva il suo potere intimidatorio, riuscendo a taglieggiare decine di imprenditori soltanto presentandosi nei negozi. Qualche segnale di riscossa c’è stato, come dimostrano le denunce finite al centro di una recente indagine condotta dalla Dda e culminata nella condanna, in primo grado, ai presunti boss del “Quarto Sistema”, il nuovo sodalizio criminale attivo nel rione Penniniello. Troppo poco però per fermare l’ondata criminale che tiene in scacco la città. Un inferno dal quale hanno deciso di scappare a gambe levate decine di imprenditori dall’inizio dell’anno.

 

Alessandra Miranda

CRONACA