Omicidio Scelzo a Castellammare, accuse blindate: Ingenito resta in cella

Ciro Formisano,  

Omicidio Scelzo a Castellammare, accuse blindate: Ingenito resta in cella

Il Riesame blinda le accuse e conferma la misura cautelare del carcere per Vincenzo Ingenito, ritenuto esponente di primo piano del clan D’Alessandro ed accusato di concorso in omicidio volontario aggravato dalle finalità mafiose. Ingenito è stato arrestato a giugno perché ritenuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli il mandante dell’omicidio di Pietro Scelzo, assassinato dai killer della cosca di Scanzano la sera del 18 novembre del 2006. Il tribunale delle libertà, esprimendosi sulla richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa di Ingenito, ha ritenuto fondate le accuse poste alla base del provvedimento cautelare emesso dal tribunale di Napoli tre mesi fa. Un altro tassello del percorso giudiziario che il prossimo 4 ottobre vedrà la celebrazione della prima udienza del processo dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Napoli. L’Antimafia, infatti, ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato sia per Ingenito che per Antonino Esposito Sansone, anche lui accusato di aver preso parte all’agguato. Per il sostituto procuratore Giuseppe Cimmarotta – il pm che indaga sugli affari della camorra stabiese – le prove a carico dei due imputati sono schiaccianti. Un castello di accuse che si fonda attorno ai racconti di Pasquale Rapicano, alias “Lino ‘o capone”, ex sicario di punta del clan D’Alessandro e ultimo collaboratore di giustizia della criminalità di Castellammare di Stabia. Rapicano è già stato condannato all’ergastolo per questo omicidio. E proprio pochi mesi dopo quella sentenza ha deciso di passare dalla parte dello Stato, svelando agli inquirenti i misteri della camorra stabiese. A cominciare proprio dall’omicidio di Scelzo, pregiudicato ritenuto vicino al gruppo degli Omobono-Scarpa, la cosca emergente che in quegli anni voleva spodestare i D’Alessandro, diventando padrona della città. Un tentativo culminato in alcuni delitti eccellenti capaci di indebolire di molto la potenza di fuoco del clan di Scanzano. Da qui una lunga serie di vendette incrociate nelle quali rientrerebbe anche l’omicidio Scelzo.       Un delitto in cui avrebbero avuto un ruolo chiave i due imputati. Ingenito, assieme al pentito Renato Cavaliere, sarebbe stato il mandante del delitto poi realizzato da Rapicano. «Gli ho sparato alle spalle mentre stava entrando nel palazzo di casa sua, poi gli ho scaricato addosso l’intero caricatore», il racconto del sicario pentito dei D’Alessandro. Mentre Sansone, sempre secondo la ricostruzione messa in piedi dalla Dda di Napoli, si sarebbe occupato del recupero del killer. Accuse che adesso rischiano di costare l’ergastolo ai due imputati. Sansone e Ingenito (difesi dagli avvocati Antonio de Martino e Alfonso Piscino) si sono sempre professati innocenti e proveranno a dimostrarlo nel corso del processo che si aprirà tra due mesi dinanzi ai giudici napoletani. Un processo che comunque rappresenta l’ennesimo tassello delle indagini che in questi ultimi 4 anni hanno consentito all’Antimafia di colpire al cuore la camorra stabiese. Indagini costate quasi 200 arresti e condanne per millenni di carcere ai boss dei clan D’Alessandro e Cesarano.

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