Affiliati a 16 anni, il nuovo esercito della camorra dietro la guerra di Torre Annunziata

Ciro Formisano,  

Affiliati a 16 anni, il nuovo esercito della camorra dietro la guerra di Torre Annunziata

Quando i loro genitori sono stati arrestati o sono morti ammazzati loro avevano appena l’età per stare in piedi. Sono cresciuti a pane e camorra in quei vicoli bui dove non entra mai il sole. Abbandonati al loro destino da una città che non ha saputo offrirgli una seconda chance. Il più grande oggi ha diciotto anni appena. Di giorno chiede il pizzo ai negozi, di sera si traveste da giustiziere senza pietà. Armato di revolver spara all’impazzata contro vetrine e finestre. Lo fa per intimorire, per rimarcare la forza del suo clan. Lo fa perché così gli è stato insegnato in quel campo d’addestramento criminale che ancora oggi è Torre Annunziata.

Sopra di loro un nuovo boss potente e spietato che da ordini e direttive con la benedizione dei padrini sepolti vivi al carcere duro. Eccola la nuova cupola della camorra, l’ultima generazione criminale che si cela dietro la terrificante ondata di violenza che in questi mesi ha travolto Fortapàsc. Eccoli i nuovi ras del clan Gionta già finiti nel mirino dell’Antimafia. Una fotografia drammatica che viene fuori da atti, inchieste, dossier informative. Il primo campanello d’allarme lo aveva suonato, qualche mese fa, la Dia che nella relazione semestrale al Parlamento aveva posto l’accento proprio sulle «nuove generazioni» della camorra vesuviana. Sui nuovi boss che puntano a conquistare la città. Un sospetto confermato, poi, dalle carte dell’inchiesta sul Quarto Sistema, il nuovo sodalizio criminale del rione Penniniello composto da figli e nipoti di affiliati uccisi dai Gionta.

Un clan nato nell’odio e cresciuto seguendo la sete di vendetta nei confronti dei Valentini. Da quelle carte viene fuori proprio il ruolo assunto all’interno dei Gionta da diversi ragazzini, alcuni dei quali minorenni, indicati come figure già di primo piano, al punto da imporre ai pusher l’acquisto della droga attraverso i canali di Palazzo Fienga (l’ex roccaforte murata del clan). E sempre da quella inchiesta emerge il ruolo che avrebbero assunto nella consorteria criminale alcuni parenti dei boss reclusi al 41-bis. Sullo sfondo poi il ruolo di alcuni esponenti di spicco del clan, recentemente scarcerati, e ritenuti oggi alla guida della cosca. Una fotografia che potrebbe spiegare in parte le dinamiche criminali di questi mesi e l’incredibile sequenza di violenze che ha travolto la città. Dinamiche dietro le quali si celano spesso i volti di un branco di ragazzini cresciuti a pane e camorra.

Ex bambini dimenticati e oggi appena maggiorenni che rappresentano il vero braccio armato della guerra. Uno scontro  senza confini che ha trasformato Torre nella Fortapàsc che oltre 30 anni fa Giancarlo Siani raccontava nei suoi articoli.

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