Torre del Greco. Crac Deiulemar, la banca non molla i 363 milioni dei risparmiatori

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Torre del Greco. Crac Deiulemar, la banca non molla i 363 milioni dei risparmiatori

Per i risparmiatori traditi è la “madre di tutte le cause”. Il processo che potrebbe davvero segnare una svolta nella caccia ai soldi spariti dopo il crac della Deiulemar compagnia di navigazione. In ballo ci sono 363 milioni di euro, quasi la metà dell’ammontare complessivo dell’esposizione debitoria dell’impresa fallita nel 2012 nei confronti dei 13.000 risparmiatori. Soldi ritenuti riconducibili agli ex armatori protagonisti del crac e custoditi nelle casse della Bov, la banca maltese di cui detiene una quota societaria anche il governo dell’isola. Nei mesi scorsi, per provare a risolvere il contenzioso senza processo, Bank of Valletta ha proposto una soluzione stragiudiziale: un’offerta per evitare un salasso.

Prima 50 milioni, poi 70. Proposte ritenute «risibili» dai rappresentanti dei creditori che hanno deciso di rispedire al mittente le offerte in attesa di un processo ancora in via di definizione. E chi si aspettava un possibile rialzo da parte di Bov resterà deluso. Nei giorni scorsi, infatti, i quotidiani di Malta hanno riportato alcune dichiarazioni rilasciate sulla vicenda dall’amministratore delegato di Bov, Rick Hunkin.

«Un’offerta di accordo stragiudiziale fatta l’anno scorso si basava esclusivamente sul desiderio di porre fine rapidamente a questa questione di vecchia data per rimuovere l’incertezza ed evitare i costi associati all’affrontare la questione. Continuano gli sforzi significativi su diversi fronti per risolvere questa situazione e non si ritiene necessaria alcuna disposizione aggiuntiva per il contenzioso». Tradotto in parole povere l’offerta è quella, prendere o lasciare.

Col rischio di affrontare un lungo processo. Processo nel quale Bov – a dispetto del tentativo di mediazione – continua a dirsi certa dell’infondatezza «delle pretese degli obbligazionisti». Un braccio di ferro importante che può davvero rappresentare la svolta chiave per i risparmiatori che da ormai 9 anni chiedono giustizia. Un procedimento importante soprattutto alla luce del fatto che sinora gli obbligazionisti hanno raccolto – da vendite, aste e recupero di capitali – solo una minima parte dei soldi spariti nel fallimento della compagnia di navigazione.

Tra l’altro da oltre un anno e mezzo – causa anche i rallentamenti determinati dalla pandemia – non sono arrivati ristori sui conti delle vittime del fallimento da quasi un miliardo di euro che ha messo in ginocchio le economie di un’intera città.

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