Le notti buie di Torre Annunziata, i bambini affiliati girano armati di kalashnikov

Ciro Formisano,  

Le notti buie di Torre Annunziata, i bambini affiliati girano armati di kalashnikov

Che a Torre Annunziata sia in atto da tempo una guerra di camorra è un fatto ormai noto. Come è noto che la piovra del racket stia stringendo nella sua morsa decine, forse centinaia di imprenditori. Ma quale potenza militare si nasconde dietro la faida che da oltre un anno tiene in scacco la città a colpi di bombe, stese e sparatorie? Per scoprirlo basta mettere insieme i dati emersi dai sequestri degli ultimi mesi e dai raid messi a segno dall’inizio dell’anno.

I dati della Procura

Che la camorra a Torre Annunziata abbia a disposizione un arsenale  degno di un esercito lo sottolineano anche gli ultimi dati forniti dalla Procura di Torre Annunziata. Nei mesi scorsi, infatti, il Procuratore Nunzio Fragliasso ha parlato dell’emergenza criminalità in città e dei sequestri messi a segno dalle forze dell’ordine nel giro di appena 3 mesi (da febbraio a maggio). Il bilancio è agghiacciante: oltre mille proiettili scoperti, due bombe a mano, trenta bombe artigianali, un fucile mitragliatore e due pistole. E non è tutto. Perché la scorsa settimana nell’ambito di un’indagine condotta dalla polizia di Stato, gli agenti hanno sequestrato altre armi e munizioni all’interno di uno stabile abbandonato a pochi passi da Palazzo Fienga, la roccaforte murata del clan Gionta. Altre due pistole, tra cui un revolver, una ventina di munizioni e anche una bottiglia contenente polvere esplosiva probabilmente custodita per mettere a segno qualche raid ai danni di attività commerciali o di nemici da colpire.

I kalashnikov

Un altro dato significativo sulla potenza di fuoco messa in campo dalla camorra in questi mesi emerge però anche dalle indagini su alcuni degli oltre 30 raid armati registrati in città dall’inizio dell’anno ad oggi. In diverse circostanze, infatti, è stato accertato che i sicari hanno messo a segno stese e agguati utilizzando dei kalashnikov. Fucili di precisione spesso affidati alle mani delle “paranze” dei ragazzini. I baby rampolli della camorra che rappresentano oggi il primo fronte della trincea criminale in lotta per il monopolio degli affari illeciti. Un dato emerso dalle recenti indagini della Dda e anche dall’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia. In ballo c’è il dominio del territorio, la ricerca di equilibri resi sempre più fragili dalla frammentazione criminale e dall’assenza di una reazione vera da parte della società civile: le denunce contro gli estorsori si contano sulle dita di una mano.

La banca del pizzo

Eppure, secondo quanto emerso dalle inchieste di questi anni i principali business delle cosche attive in città non sono cambiati. Droga ed estorsioni sono gli affari che tengono in a galla la camorra a Torre Annunziata. Soldi, montagne di soldi strappati dalle mani delle imprese che i clan – a giudicare dagli incredibili dati sui sequestri – hanno investito anche nelle armi per combattere la guerra. Una faida che dall’inizio dell’anno ha fatto sprofondare la città in un baratro di paura degno degli anni più bui di Torre Annunziata.

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