Ucciso nel garage a Torre Annunziata, altra pugnalata a Maurizio: scarcerato l’assassino

Ciro Formisano,  

Ucciso nel garage a Torre Annunziata, altra pugnalata a Maurizio: scarcerato l’assassino

L’orologio segna le nove di sera quando le porte del carcere di Poggioreale si aprono. Davanti al cancello c’è un uomo di sessantasette anni che si trascina in strada aggrappato a un bastone di legno. Si chiama Francesco Cirillo, pluripregiudicato di Torre Annunziata. E’ uno dei componenti del branco di belve che la sera del 19 aprile scorso hanno ammazzato Maurizio Cerrato, il sassantunenne assassinato dopo una banale lite per un posto auto a via IV Novembre. Lunedì sera Cirillo è tornato a casa, ai domiciliari nella sua abitazione del parco Apeca di via Roma. Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso dell’avvocato Antonio Iorio. Ed è una decisione importantissima. I giudici, oltre a concedere la scarcerazione a Cirillo, hanno, infatti, sposato una tesi che potrebbe ridimensionare di molto le accuse e aprire le porte del carcere anche agli altri sospettati finiti dietro le sbarre per questo delitto.  Ma facciamo un passo indietro al 29 luglio scorso. Il giorno in cui Cirillo finisce in cella per l’omicidio Cerrato. Secondo gli inquirenti è lui il quarto uomo del commando armato che ha assassinato il povero Maurizio. Ad incastrarlo i racconti di alcuni testimoni, le parole di suo figlio Antonio – l’uomo che ha sferrato la coltellata mortale al petto di Cerrato – e i video prima cancellati e poi recuperati registrati nell’auto-rimessa. Cirillo – dicono i pm – avrebbe partecipato al massacro tenendo ferma la vittima assieme a Domenico e Giorgio Scaramella, mentre suo figlio Antonio infilava  senza pietà nel torace della vittima una lama di undici centimetri. Prove sufficienti, secondo l’accusa, per contestare a tutti gli indagati l’accusa di concorso in omicidio volontario. Ma per il Riesame le cose non stanno così. Con il verdetto di lunedì sera, infatti, il tribunale delle libertà ha stabilito che per Francesco Cirillo va riconosciuta l’ipotesi di concorso anomalo. In sostanza la difesa ha sostenuto che il pregiudicato avrebbe sì partecipato alla spedizione punitiva contro Cerrato ma non era sua volontà quella che venisse commesso il delitto di omicidio poi realizzato da suo figlio. In sintesi Cirillo avrebbe voluto dare una lezione a quell’uomo innocente ma non era nei suoi “progetti” che quella lite finisse in tragedia. Una decisione che ha fatto molto discutere e che «lascia sgomenti», come afferma il senatore Sandro Ruotolo. «È giunto il momento che  Torre Annunziata si schieri – dice Ruotolo – Chi è indifferente è complice dell’agonia della città». Un verdetto che a questo punto potrebbe ribaltare tutto, alleggerendo anche la posizione degli altri indagati in carcere. Importanti saranno ora le motivazioni del Riesame. Un atto dal quale dipenderà anche l’eventuale ricorso in Cassazione da parte della Procura di Torre Annunziata.

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