«Pestato perché gay»: ombre sul racconto del raid a Torre Annunziata, testimoni sott’accusa

Salvatore Piro,  

«Pestato perché gay»: ombre sul racconto del raid a Torre Annunziata, testimoni sott’accusa
L'ospedale di Boscotrecase

Torre Annunziata. Picchiato perchè gay, prima svolta in tribunale: atti in Procura per possibile falsa testimonianza. Subito scintille al processo relativo all’aggressione avvenuta la sera del 31 agosto 2017 in via Sepolcri, dove un 49enne di Torre Annunziata fu prima accerchiato da un branco di circa dieci ragazzini e poi pestato a sangue. La vittima fu perfino rinchiusa in un cartone simile a quello utilizzato per l’imballaggio dei frigoriferi. Perchè? Molto probabilmente, la “colpa” della presunta vittima era quella di avere manifestato dei palesi atteggiamenti omosessuali. Dopo la vile aggressione, l’apertura dell’inchiesta coordinata dal pm Sergio Raimondi e il processo che, davanti al giudice Francesco Todisco, vede alla sbarra due giovani del branco. Si tratta di G.O. 23 anni all’epoca dei fatti – e di F.M., oggi 35enne. Entrambi sono accusati di lesioni gravissime. Sergio (nome di fantasia per tutelare la privacy della vittima) dopo l’aggressione a sfondo omofobo ha, infatti, perso la vista all’occhio destro. E tutto per effetto dello “scoppio del bulbo oculare” causato “dall’azione traumatizzante del gruppo di giovani, consistita in una gragnuola di colpi” come infatti si legge nella perizia firmata dal dottore Antonio Sorrentino, lo specialista in medicina legale nominato sul caso dalla Procura di Torre Annunziata. La stessa perizia, poi, sottolinea come l’aggressione si realizzò dopo che Sergio venne “introdotto all’interno di un cartone simile a quello di imballaggio per frigoriferi”. La perizia-choc, adesso, è in mano al giudice, che però ha richiesto la trasmissione degli atti alla Procura per “valutare l’ipotesi della falsa testimonianza” a carico di due testimoni chiave dell’aggressione: chiamati in aula dai legali della difesa e della parte civile per raccontare nei particolari la presunte scene da film horror subite quattro anni fa da Sergio. La vittima dell’aggressione, nel frattempo, ai carabinieri e in tribunale ha già detto tutto: “Era sera, verso mezzanotte. Fui accerchiato da molti ragazzi: mi spintonarono e insultarono, poi mi chiusero in un cartone. Uno di loro mi sferrò un calcio all’occhio destro, che ho perso per sempre. Soltanto dopo fui liberato: mi versarono del liquido addosso, sentì un forte bruciore”. Secondo il pm, Sergio il 31 agosto del 2017 sta passeggiando lungo via Veneto, nei pressi dell’ex market Conad. E’ qui che la presunta vittima nota due ragazzi, quindi si avvicina loro per chiedere “un euro per la birra”. La richiesta viene soddisfatta, Sergio ottiene la moneta, poi saluta. Anche i due ragazzi, oggi imputati, decidono di andare. Ma, poco dopo, incrociano di nuovo Sergio a via Vesuvio. I due giovani, questa volta, sono in auto, è una Fiat 500. Sergio, 49enne di Pompei ma residente a Torre Annunziata, è invitato a salire per “fare un giro”. Per lui sarà l’inizio di un incubo. L’auto, con i tre a bordo, poco tempo dopo si ferma all’altezza degli scavi di Oplonti. Qui ad attendere la presunta vittima ci sono otto persone. “Tutti ragazzi” racconterà Sergio, due mesi dopo, agli inquirenti. E’ in via Sepolcri che il branco sarebbe passato all’azione. L’aggressione sarebbe durata circa dieci minuti. Sergio è rinchiuso in un cartone e preso a calci. Uno di questi colpisce al bulbo il suo occhio destro. Il branco, non contento, lo accerchia ancora, versandogli del liquido addosso. “Da quel momento, iniziò a bruciarmi tutto” ha confessato la vittima. Per questo motivo, nell’iniziale denuncia fatta ai carabinieri di Torre Annunziata il 49enne confessò di essere stato forse bersaglio di un acido. Versione poi smentita dal consulente di parte nominato dalla Procura. Sergio finirà poi all’Ospedale di Boscotrecase, dove i medici decideranno per il suo trasferimento al “Pellegrini” di Napoli. A trasportare la vittima in auto, all’ospedale, sono due ragazzi di venti anni. Avrebbero entrambi assistito alla vile aggressione di matrice omofoba. Ma ora, i due testimoni chiave rischiano però di essere incriminati per aver detto il falso a processo.

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