Torre del Greco, ustionata in giardino: «Racconto il mio inferno e aiuto gli altri»

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Torre del Greco, ustionata in giardino: «Racconto il mio inferno e aiuto gli altri»

Rosa ha 30 anni e, fino al 12 luglio scorso, viveva un’esistenza normale. Un lavoro da chinesiologa, una vita tranquilla con i genitori nella zona di Sant’Antonio. “Io non avevo mai maneggiato una bottiglia di alcol, nemmeno per disinfettare o pulire qualcosa. Di solito dopo mangiato, andavo al lavoro. Quel pomeriggio andai in giardino e per liberarmi di una serie di insetti decisi di usare l’alcol”. Ma Rosa non sapeva che al sole la striscia di alcol non sarebbe stata evidente. E in pochi secondi le fiamme l’hanno avvolta. Alle gambe, al tronco e alle braccia. “Ho urlato con tutta la forza che avevo – racconta Rosa a Metropolis – mio padre è uscito di casa ma mai avrebbe immaginato che a urlare ero io”. Subito la corsa al pronto soccorso dell’ospedale di Castellammare. “Ma lì pur essendo stati molto professionali erano impreparati a gestire un’emergenza del genere. Perciò hanno deciso di trasferirmi d’urgenza al centro grandi ustionati del Cardarelli”. Ed è grazie ai medici esperti dell’ospedale napoletano che Rosa viene curata. Prima 15 giorni in terapia intensiva, poi altri 20 nel reparto chirurgia plastica. Prima la sfida contro la morte, poi la battaglia difficile per tornare a vivere. “Ho subito due operazioni – racconta oggi Rosa con la voce ancora provata dal dolore e dalla sofferenza – Una con pelle biologica e un’altra con innesti della mia pelle. Da quando sono tornata a casa ogni giorno devo sottopormi a medicazioni che sono particolarmente dolorose. I medici sono ottimisti ma prima di un anno le condizioni non miglioreranno e mi hanno detto che ci vorranno due anni per tornare ad una vita normale”. E’ il racconto di un incubo, iniziato per caso e che ha cambiato la vita di Rosa. “Adesso indosso delle guaine lattocompressive agli arti superiori, poi dovrò portarle anche a quelli inferiori. Servono per ossigenare il tessuto e favorire il microcircolo evitando così cicatrizzazioni pericolose”. Deve la sua vita all’equipe del Cardarelli. “Persone straordinarie sia i medici, che gli infermieri ed anche il personale socio sanitario. Mi hanno accudito come fossi una di famiglia”. E prima di andare via una dottoressa ha detto a Rosa: “Tu ce l’hai fatta, ora racconta quello che è accaduto, parlane perché le persone non si rendono conto di quanto possa essere pericoloso maneggiare senza accortezza una bottlglia d’alcol”. Ed è quello che Rosa, ora ha intenzione di fare. Diventare una testimonial, nel suo piccolo, contro gli incidenti domestici causati dall’imprudenza. “Nel reparto con me c’era una donna ustionata solo perché aveva lasciato al sole una bottiglia d’alcol che le è esplosa vicina”. Ed è per questo che aggiunge: “Bisogna fare attenzione, mai tenere in casa l’alcol che è pericoloso e può non solo uccidervi ma anche distruggervi la vita”. Ma Rosa è forte e sta combattendo. E tra un anno e mezzo la sua vita tornerà ad essere quella di prima.

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