Traffico di droga, così il boss Imperiale «controllava» il mercato dei fiori di Pompei

Tiziano Valle,  

Traffico di droga, così il boss Imperiale «controllava» il mercato dei fiori di Pompei
Raffaele Imperiale

Castellammare. Il mercato dei fiori di Pompei è stato per quasi un ventennio la base logistica utilizzata dai clan di tutta la provincia di Napoli per l’importazione di cocaina necessaria a rifornire le piazze di spaccio. Tra i tir che caricavano e scaricavano i bulbi, gli imprenditori perbene che arrivavano dopo le notti trascorse nelle serre, a pochi metri dall’uscita dell’autostrada di Castellammare di Stabia, si muovevano anche i corrieri che consegnavano la polvere bianca nascosta tra i tulipani provenienti dall’Olanda.

Di sequestri di droga ce ne sono stati diversi nel corso degli anni, nel mercato dei fiori di Pompei, così come di arresti di corrieri spesso reticenti a confessare chi li aveva incaricati di trasportare la cocaina. Ma le recenti rivelazioni dei collaboratori di giustizia permettono di risalire in cima alla piramide di un cartello di narcotrafficanti che agiva su scala mondiale e consentiva anche ai clan locali di fare affari con l’acquisto e la vendita di stupefacenti. In cima a questa piramide c’era Raffaele Imperiale, ritenuto dall’Antimafia napoletana uno dei capi della cosca degli Amato-Pagano, gli Scissionisti di Scampia.

Nato e cresciuto a Ponte Persica, poco più che ventenne si era trasferito ad Amsterdam dove poi era diventato un criminale capace di fungere da anello di congiunzione tra la mafia marocchina che comanda in Olanda e le cosche napoletane. Nonostante la lontananza, Imperiale non ha mai reciso il cordone ombelicale con Ponte Persica, quartiere dove detta legge il clan Cesarano ormai da decenni.

La conferma arriva dal pentito Gennaro Carra, genero del boss del Rione Traiano Salvatore Cutolo, uno dei gruppi criminali della provincia che faceva le puntate sui carichi di droga che Imperiale era capace di far arrivare in Campania. Lo spaccato che emerge è quello di più clan, anche dell’area stabiese, torrese e del vesuviano, che assieme agli Scissionisti di Scampia mettevano soldi per finanziare l’acquisto di grosse partite di cocaina. Anticipava tutto il cartello di Imperiale, mentre le cosche napoletane pagavano all’arrivo della merce a Mario Cerrone, il braccio destro del narcotrafficante stabiese. La rotta della droga, secondo Carra, sarebbe stata sempre la stessa.

Navi cariche di cocaina che partivano dal Sudamerica e raggiungevano i porti olandesi o spagnoli e poi tir che si mettevano in viaggio fino al mercato dei fiori di Pompei, nascondendo la droga tra bulbi e piante. Un sistema rodato che consentiva di far transitare fino 200 milioni di euro di cocaina all’anno, che poi veniva smerciata su tutto il territorio campano.

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