Torre del Greco. A inizio settembre avevano patteggiato la condanna a tre anni e mezzo di reclusione, provando così a chiudere i propri conti con la giustizia. Ma, a distanza di soli 50 giorni, arriva il secondo affondo della procura di Napoli a carico della gang di pirati informatici guidata dai fratelli Antonio Perna e Raffaele Perna e capace di svuotare centinaia di conti correnti con la tecnica dello «smishing» tramite sms: gli specialisti in cyber-crimes e i loro complici – i cugini Aniello Vitiello e Giovanni Vitiello, il seppellitore al cimitero Giuseppe Cascone e Giovanni Montella – si sono, infatti, visti notificare un nuovo decreto di sequestro preventivo da circa 230.000 euro e spiccioli.

Le ulteriori indagini

Tutto parte dalle ulteriori indagini portate avanti dagli agenti del locale commissariato di polizia all’indomani degli arresti scattati a maggio. Durante le perquisizioni domiciliari a carico dei sei indagati, gli uomini in divisa guidati dal primo dirigente Antonietta Andria sequestrarono computer, smartphone e tre sim trovate a casa di Aniello Vitiello. Risalendo il «filo rosso» dei dati scovati all’interno dei dispositivi sequestrati agli indagati, gli investigatori sono riusciti a risalire a ulteriori 99 frodi informatiche dopo le 93 contestate durante la prima fase delle indagini. Colpi messi a segno in tutta Italia, come testimonia la «mappa delle frodi» ricostruita dagli uomini in divisa: dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, alle vittime venivano spillate somme variabili a seconda del plafond degli istituti di credito e quantizzate in complessivi 230.000 euro e spiccioli finiti nelle tasche dei pirati informatici di Torre del Greco.

Il conto aggiornato

La svolta investigativa ha convinto i magistrati a rivedere i «conti» e a stroncare le speranze degli indagati di rimettere le mani su parte del «tesoro» sequestrato in prima istanza. Dopo le condanne di settembre, infatti, il gip del tribunale di Napoli aveva ordinato la confisca di beni per 94.700 euro. Ovvero, la cifra corrispondente ai profitti derivati dalle iniziali truffe 2.0 scoperte dagli agenti di polizia: una somma decisamente inferiore al primo sequestro preventivo da 242.000 euro – comprensivo di auto, moto, cellulari e oggetti d’oro – destinati, in larga parte, a essere restituita ai criminali della rete. Fino, appunto, alla scoperta dei nuovi colpi messi a segno dal gruppo criminale capeggiato da Antonio Perna e Raffaele Perna. Aggiornando i «conti delle truffe» gli investigatori hanno rilevato come il totale delle frodi accertate tra il mese di aprile e il mese di maggio del 2021 – dati estrapolati dallo smartphone di Aniello Vitiello – aggiunte alle denunce estrapolate dall’analisi dei tabulati di traffico e le frodi accertate con il coordinamento della procura di Torre Annunziata superassero di gran lunga i soldi già «congelati». E necessitassero così di un nuovo decreto di sequestro preventivo.

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