Urla, veleni e accuse in consiglio a Terzigno e il sindaco rischia di restare senza numeri

Andrea Ripa,  

Urla, veleni e accuse in consiglio a Terzigno e il sindaco rischia di restare senza numeri

Si fosse alzato dalla poltrona anche il malpancista della maggioranza, recentemente passato tra i banchi dell’opposizione, oggi staremmo parlando di un sindaco sulla graticola rimasto senza numeri in aula durante il consiglio comunale. Così non è stato, la presenza del dissidente, un tempo fedelissimo del primo cittadino, rimasto in aula a dispetto del «fuggi fuggi» dei consiglieri anche della maggioranza, permette alla squadra di governo locale di mantenere i numeri in aula e portare a termine i lavori di un infuocato consiglio comunale dove, oltre alla sfilza di debiti fuori bilancio portati all’attenzione dell’aula, a far discutere sono stati vecchi rancori e le pesanti accuse rimbalzate da un banco all’altro dell’emiciclo cittadino. Il sospiro di sollievo con cui il “democristianissimo” con la fascia tricolore conclude la seduta a notte fonda è un chiaro segnale del momento di difficoltà politica che Terzigno sta attraversando. Anche sull’approvazione dei debiti fuori bilancio la maggioranza, o meglio quel che ne resta, viste le pesanti accuse e le profonde divisioni che l’hanno dilaniata sin dal giorno dell’insediamento, rischia di capitolare. A mettere in difficoltà il primo cittadino le pesanti assenze di Serafino Ambrosio, il leader di “Terzigno Casa Comune” è rimasto appunto a casa, e di Angela Miranda, baby-consigliera che sembra aver già imparato i “trucchetti” della politica cittadina (è “scappata” dall’aula prima del voto). In mezzo l’uscita di scena prima del voto sui debiti fuori bilancio di tutta la minoranza, compreso il senatore Domenico Auricchio – stampella all’occorrenza del primo cittadino -, pronta a far venir meno il numero legale. Quando il consigliere Stefano Pagano ha chiesto la verifica della stabilità dell’aula al presidente Vaiano – anche lui al centro delle accuse per una gestione della seduta poco autorevole -, l’àncora di salvezza è arrivata dal “malpancista” Mosca, rimasto in consiglio a mantenere il numero legale. «L’ho fatto per dimostrare che non sono più in grado», dirà al termine dell’incontro. Così la maggioranza ha portato a casa i voti per l’approvazione dei debiti fuori bilancio. Segnali inequivocabili di un quadro politico instabile, dove a tenere le redini del Comune sono “pochi” consiglieri, pesantemente accusati stesso nel corso dell’ultima seduta. Restano le immagini deplorevoli di un consiglio ormai fuori controllo. I rancori, strascichi di un secondo mandato nato sotto una cattiva stella, hanno animato gran parte della seduta. In mezzo le difficoltà del capo dell’assise, accusato di essere «inadeguato» a ricoprire l’incarico. Il consigliere Mosca ha ribadito che a tenere i fili resta il «direttorio» del gruppo di Terzigno nel Cuore. «Comandano pochi consiglieri e un super assessore, che decidono cosa si deve fare e dove si deve fare», ha ribadito. Innescando la feroce reazione di Giovanni Bonavita – un «consigliere non eletto», dirà Mosca – e del presidente del consiglio che s’è dimostrato essere “poco” super e molto di “partes”. Le urla e la lite tra Mosca e Bonavita, a microfoni spenti, post sospensione del summit sono l’emblema di un clima di tensione altissimo che si respira dalle parti del municipio di via Gionti. L’ennesima pagina nera di una politica urlata, arrivata all’esasperazione per la troppa polvere nascosta sotto il tappeto negli ultimi anni. Ma nella bagarre dell’aula fa forse più rumore il silenzio del sindaco che dopo aver assistito all’ennesimo consiglio al vetriolo è chiamato a una svolta. Definitiva, dopo aver perso il primo anno dalla sua rielezione.

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