Torre del Greco, la famiglia no-vax si pente dopo il contagio: «Un mese d’inferno, il vaccino è l’unica arma anti-Covid»

Teresa Borriello,  

Torre del Greco, la famiglia no-vax si pente dopo il contagio: «Un mese d’inferno, il vaccino è l’unica arma anti-Covid»
Piazza Luigi Palomba a Torre del Greco

Torre del Greco. «Il vaccino è l’unica arma contro questa pandemia: l’ho capito tardi e ne ho pagato tutte le conseguenze, insieme alla mia famiglia». A parlare è Maurizio Cozzolino, venditore ambulante di Torre del Greco che aveva deciso di non aderire – così come la moglie e le figlie, tutte terrorizzate dai pochi fatti di cronaca relativi agli effetti del vaccino – alla campagna di immunizzazione dal Covid-19. «Abbiamo pagato un prezzo altissimo per questa scelta – dice oggi il 56enne – la mia famiglia intera ha contratto il virus e siamo stati tutti per un mese in isolamento domiciliare».

La famiglia no-vax s’è ritrovata a fronteggiare la temuta variante Delta, con tutti i devastanti effetti del caso: Maurizio ha inizialmente manifestato gravi difficoltà respiratorie che hanno subito messo in allarme la famiglia, poi le figlie e tre nipoti piccoli hanno scoperto di essere stati contagiati, proprio all’interno del costantemente indissolubile nucleo familiare, scoprendo d’essere parte d’una ragnatela di focolai più ampia, che ha avuto avuto inizio tra le vie adiacenti della centralissima piazza Luigi Palomba. La famiglia contagiata ha passato circa un mese in casa, aspettando che il peggio passasse, tra un tampone e l’altro. «Abbiamo deciso di riunirci per non colpire altri familiari e parenti: con l’avanzare e l’aggravarsi dei sintomi della malattia, abbiamo capito subito la gravità dell’errore di valutazione sul vaccino», afferma una delle giovani figlie, Loredana.

«I giorni passavano e i problemi respiratori di tutti non facevano che mostrare sempre di più la loro prepotenza: la nostra casa s’è trasformata in un’orchestra di spaventosi colpi di tosse», ricorda la moglie dell’ambulante, tuttora scossa dal virus. L’intera famiglia è uscita da qualche giorno dal lungo lockdown, avendo sconfitto definitivamente il virus.

Tuttavia, particolari sono i sintomi legati al “long Covid” che la famiglia sta attraversando e da cui teme di restare affetta ancora per un periodo indeterminato. Frequentemente Maurizio Cozzolino descrive una “nebbia mentale” e una perpetua stanchezza, sintomi talmente aggressivi da rendere le più comuni e abitudinarie azioni quasi impossibili da svolgere. Rilevanti poi i problemi relativi a difficoltà respiratorie.

Anche i piccoli della famiglia presentano questi sintomi e ciò mette in allarme le famiglie ma anche i pediatri ed i medici, in generale. «Sono passate due settimane dalla negatività certificata di mia figlia Benedetta. Non respira più bene e non nascondo che siamo molto spaventati da questo fatto» dice l’altra figlia 32enne, Carmela, descrivendo le sue paure in merito alle condizioni della sua bimba che hanno spinto lei e suo marito a portare la piccola al pronto soccorso dati i suoi incessanti problemi respiratori. «Sono sincera, uno strano senso di colpa ci affigge. Avrei dovuto fare il vaccino, e come me avrebbero dovuto anche i miei familiari. Forse oggi non sarei così preoccupata per la mia piccola e per il suo futuro», confessa sempre Carmela, desiderosa, assieme alla sua famiglia, che quest’incubo finisca.

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