Agguato per la moto a Torre del Greco, il rampollo dei Gionta rischia 17 anni di carcere

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Agguato per la moto a Torre del Greco, il rampollo dei Gionta rischia 17 anni di carcere

Sarà la Corte di Cassazione a scrivere l’ultimo capitolo del processo a carico di Luigi D’Acunzo, il giovane di Torre Annunziata ritenuto legato al clan Gionta accusato di aver provato a uccidere un marittimo di Torre del Greco nel tentativo di rubargli lo scooter. A quattro mesi dalla sentenza con la quale la Corte d’Appello ha condannato il presunto rampollo della camorra a 17 anni di carcere, la difesa ha presentato l’ultimo ricorso per provare a ribaltare il verdetto emesso a luglio dai giudici del tribunale di Napoli. Sentenza che ha confermato il verdetto emesso, un anno prima, dal tribunale di Torre Annunziata. D’Acunzo è ritenuto – da giudici e inquirenti – uno dei componenti del folle gruppo di rapinatori che la sera del 27 dicembre 2016 ha rischiato di uccidere Antonio Malinconico, il giovane marittimo di Torre del Greco che riuscì a salvarsi miracolosamente dalla furia del commando. L’inchiesta aperta dalla Procura di Torre Annunziata – poi sfociata in numerosi arresti – ha fatto luce sull’assurda dinamica del raid. Un agguato al quale avrebbero partecipato anche alcuni minorenni ritenuti legati al clan Gallo-Limelli-Vangone. Secondo la ricostruzione dell’accusa quella sera il gruppo sarebbe partito da Boscoreale e Torre Annunziata con un unico obiettivo: rubare un motorino. La «preda» viene intercettata nei pressi di un bar di via Marconi, a Torre del Greco. La vittima, il giovane marittimo, è in compagnia della sua fidanzata in sella ad un Honda Sh nuovo di zecca. Parte da qui un lungo inseguimento. La vittima non si piega alla richiesta dei banditi e scappa. Uno di loro spara un colpo che colpisce al piede il ragazzo. La vittima prova comunque a resistere. La lunga corsa si conclude nei pressi di una pizzeria di via Cesare Battisti. Malinconico scende dal motorino e uno dei criminali lo raggiunge. Non vuole più lo scooter. Vuole vendicarsi e basta. Da quella pistola partono due colpi che si conficcano nel petto della vittima. Il giovane viene soccorso d’urgenza e solo grazie al tempestivo intervento dei medici riuscirà a salvarsi la vita. Secondo diversi componenti del folle commando di morte a sparare sarebbe stato proprio D’Acunzo. Una tesi confermata dalla sentenza di condanna del febbraio 2020 e dal verdetto emesso luglio dai giudici della Corte d’Appello di Napoli. Alla Cassazione il compito di confermare o ribaltare la doppia condanna a 17 anni incassata dall’imputato.

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